Il Polo della Montagna

È stato un percorso lungo, ma alla fine della scalata Lecco può aprire le porte del Polo della Montagna, una collezione di oggetti, documenti, cimeli veri e propri, grazie ai quali è possibile ripercorrere la storia del legame inscindibile di Lecco con le montagne.

Il Polo della montagna è stato inaugurato nell’ambito dell’iniziativa Monti sorgenti nel tardo pomeriggio del 16 maggio 2019, accanto al già attivo (dal 26 giugno 2016) Osservatorio dell’Alpinismo a Palazzo delle Paure di piazza XX Settembre.

Il Polo integra appunto l’Osservatorio e diventa un centro in cui i lecchesi e i turisti possono avvicinarsi all’ambito della montagna, studiata, scalata, e soprattutto amata da coloro che abitano a Lecco e non solo. Al terzo piano del Palazzo delle Paure sono stati esposti materiali appartenenti al CAI di Lecco, frutto di donazioni di alpinisti importanti: un vero e proprio tesoro. La storia di questa collezione di oggetti e documenti è lunga, come ha spiegato nel corso della presentazione dell’iniziativa, Adriana Baruffini, che ha curato l’esposizione insieme a Giuseppe Ferrario, attuale vice presidente del CAI di Lecco. “L’idea di raccogliere le testimonianze di un pezzo di storia dell’alpinismo lecchese nasce nel 1991 – ha spiegato Baruffini – da Pino Comi, alpinista e appassionato di fotografia scomparso nel 1992. Egli lasciò in eredità al CAI Lecco questa idea, che si concretizzo in pochi anni nella donazione da patte di molti alpinisti di oggetti e di documenti capaci di testimoniare momenti eccezionali e momenti quotidiani della frequentazione delle montagne”.

L’amministrazione comunale permise poi di allestire due sale nella Torre Viscontea e dal 1998 fu possibile fare un percorso nelle vicende legate all’alpinismo lecchese, dai tempi dei pionieri, quali l’abate Antonio Stoppani, alla creazione del gruppo Ragni della Grignetta, alle spedizioni europee ed extraeuropee che hanno fatto conoscere il nome di Lecco, sino alla nascita dell’arrampicata sportiva. Come ha sottolineato Adriana Baruffini, con l’ampliarsi tramite le donazioni della collezione di cimeli, materiali e di documenti, si avvertì l’esigenza di avere una nuova sede e di digitalizzare la collezione. I materiali a disposizione del CAI, infatti, furono restaurati, catalogati e messi su supporto informatico. Negli ultimi anni, il centro di documentazione dell’alpinismo lecchese si è fatto promotore di attività culturali e didattiche. “Oggi – ha concluso Adriana Baruffini – inauguriamo questa esposizione, che potrà essere migliorata. Ma sicuramente ci sarà tempo per farlo”. Anche Emilio Aldeghi, coordinatore della rassegna, sottolinea “Abbiamo fatto uno sforzo per riuscire a esporre una parte del materiale che abbiamo a disposizione ma l’intento è quello di migliorare continuamente questo spazio”.

Nello spazio moderno che si sviluppa in continuità con l’Osservatorio Alpinistico è bello andare alla scoperta di vere e proprie “chicche”. Il materiale è davvero tanto e, per gli appassionati di montagna, potrebbe diventare una vera e propria Mecca. Nonostante lo spazio sia contenuto, varcata la soglia ci si trova catapultati in un mondo sospeso tra diverse epoche.

Manufatti del calibro della piccozza utilizzata sul K2 da Walter Bonatti o quella di Casimiro Ferrari sul Cerro Torre, o ancora la corda usata da Lorenzo Mazzoleni sul K2.

Dopo uno sguardo d’insieme veramente ad effetto è bello perdersi (letteralmente) andando alla caccia di frammenti di storia…

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