Leggende dell’alpinismo polacco

Leggende dell’alpinismo polacco

Al Festival di Trento, il 2 maggio 2019 sarà una giornata indimenticabile perché dedicata alle leggende dell’alpinismo polacco Krzysztof Wielicki e Jerzy Kukuczka.

Gli appuntamenti sono due. Si inizia alle ore 16, presso la sede della SOSAT, via Malpaga, 17. Luca Calvi e Marco Albino Ferrari presentano il libro La mia scelta. Vita e imprese di una leggenda dell’alpinismo polacco, dialogando con il curatore Piotr Drozd e con il grande protagonista Krzysztof Wielicki. In questa opera autobiografica Wielicki racconta la sua passione più forte, il grande alpinismo himalayano. Uno dopo l’altro vengono quindi raccontati l’invernale all’Everest, al Kanchenjunga, nonché l’exploit senza precedenti al Broad Peak, così come la leggendaria ascensione alla Sud del Lhotse e la sua altrettanto mitica battaglia con il K2. La narrazione continua con altrettante leggendarie solitarie, quella al Dhaulagiri e allo Shisha Pangma, per poi lasciare spazio al racconto dell’impresa più importante: la salita in solitaria al Nanga Parbat. Non mancano riflessioni e acute osservazioni sulla situazione dell’alpinismo nel mondo sovietico prima e dopo la caduta del Muro di Berlino.

Si continua alla grande alle ore 21, all’Auditorium Santa Chiara, via Santa Croce, 67. La serata alpinistica è intitolata Indimenticabile Kukuczka: regia di Alessandro Filippini ed Hervé Barmasse, conduzione della serata di Hervé Barmasse e Luca Calvi. Celina Kukuczka, Krzysztof Wielicki e Fulvio Mariani si alterneranno per ricordare la grande figura di Jerzy Kukuczka, giusto 30 anni dopo la sua tragica scomparsa al Lhotse.

Kukuczka sulla vetta del K2, raggiunta per una nuova e fin qui mai ripetuta via (pericolosissima, in effetti) sulla parete Sud. Il suo compagno in quella ascensione, Tadeusz Piotrowski, morì durante la discesa lungo la via normale (Sperone Abruzzi).

Krzysztof Wielicki, insieme a Jerzy Kukuczka, Wojtek Kurtyka e Wanda Rutkiewicz, è il caposcuola di una stagione leggendaria iniziata sul finire degli anni Settanta, che ha visto infrangersi veri tabù alpinistici con le salite in inverno – a volte anche in solitaria – delle più alte cime del pianeta. La comunità internazionale rimaneva allibita di fronte a tanta determinazione, e vedeva in quei giovani polacchi una capacità di soffrire senza pari, dovuta anche – si diceva – alla loro storia costellata di sacrifici e alle rigide condizioni in cui il regime politico li costringeva. Questo libro di memorie, tratto da un’intervista fiume rilasciata da Wielicki a Piotr Drozdz e poi tradotta e adattata dallo slavista Luca Calvi nella forma di racconto diretto, è un prezioso affresco di un mondo che per anni ci è parso oscuro e inaccessibile, fino al crollo del Muro di Berlino e all’ingresso nella nuova stagione dominata dal mercato, con il conseguente passaggio dall’‘alpinismo di stato’ alle spedizioni sponsorizzate. La forza inscalfibile di Wielicki sgorga qui attraverso un racconto schietto e onesto, che si definisce nelle avventure più estreme e al limite della sopravvivenza. Il lettore italiano rimarrà stupito di fronte a tale esuberanza di vita e, montagna dopo montagna, capitolo dopo capitolo, ritroverà le orme lasciate da un sopravvissuto che ha deciso di rivelarsi.

Krzysztof Wielicki è nato a Szklarka Przygodzicka, nel 1950. Quinto uomo al mondo ad aver salito tutti i 14 Ottomila, è il più noto e leggendario tra gli scalatori polacchi viventi. Imprenditore e conferenziere di successo, ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti, tra cui, recentemente, il prestigioso premio Principessa delle Asturie assieme a Reinhold Messner.
Piotr Drozdz è nato a Cracovia, dove tuttora risiede, nel 1974. Storico di formazione, fotografo, giornalista e scrittore, è direttore della rivista Goryonline.com, nonché animatore della casa editrice Gory Books. Pratica le principali discipline sportive legate al mondo della montagna e ne scrive dal 2002.
Luca Calvi è nato a Jesolo nel 1962. È slavista, traduttore poliglotta e saggista con un corposo curriculum di studi su Ucraina, Polonia, Russia. Appassionato frequentatore della montagna, ha tradotto testi di grandi alpinisti e ha curato assieme a Sandro Filippini il libro di Reinhold Messner L’assassinio dell’impossibile.

Jerzy Kukuczka

Oggi avrebbe compiuto 70 anni Jerzy Kukuczka, il più famoso fra i campioni dell’era d’oro dell’alpinismo polacco: gli anni Ottanta del secolo scorso. Certamente Kukuczka è stato fra i più grandi scalatori himalayani di sempre, secondo a concludere la raccolta del 14 Ottomila. Morì a 41 anni il 24 ottobre 1989 per una caduta con conseguente rottura della corda mentre stava tentando di portare a termine la salita dell’ancora inviolata parete sud del Lhotse, che 10 anni prima era stato il suo primo Ottomila. In meno di 9 anni li aveva saliti tutti con audacia, forza e resistenza sbalorditive.

Ecco la sua carriera himalayana:
Lhotse 1979, Everest 1980 (nuova via), Makalu in 1981 (nuova via), Broad Peak (1982 e 1984 per una nuova via), Gasherbrum II e Gasherbrum I 1983 (nuove vie), Dhaulagiri (prima invernale) e Cho Oyu nell’inverno del 1985, Nanga Parbat 1985 (nuova via), Kangchenjunga 1986 (prima invernale), K2 1986 (nuova via), Manaslu 1986 (nuova via), Annapurna 1987 (prima invernale), Shisha Pangma 1987 (nuova via).

“Non sei il secondo, sei grande” gli telegrafò Reinhold Messner quando Kukuczka coronò la raccolta degli Ottomila.

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