Le formiche fanno cadere le montagne

di Alberto Gandiglio

Spesso basta poco a far crollare un edificio, un mattone che cede nelle fondamenta, un tondino d’armatura che si rompe, o ancora meno: i miei nonni dicevano sempre che le formiche contenute in un piccolo formicaio possono buttare giù una casa, granello dopo granello rimuovono la terra dalle fondamenta e l’abitazione come per magia, senza che nessuno sospetti nulla, di punto in bianco, puf, crolla. Quel che è certo è che se qualcosa collassa il problema si è verificato alla sua base.

Io, a 27 anni, mi trovavo in mezzo alle macerie della mia vita, tutto era crollato. I miei pilastri portanti erano sempre stati: la montagna, le ragazze e il lavoro. La fregatura è che spesso basta ceda uno dei pilastri per tirarsi dietro tutta la casa, e così infatti successe a me. Il primo a cadere fu quello della montagna.

Camilla e l’autore su una fessura salita due giorni prima del suo incidente in valle dell’Orco

Era una fredda domenica di gennaio e stavamo scalando una bellissima via in valle dell’Orco, il paradiso dell’arrampicata classica, qui infatti trovare spit o chiodi è ancora raro, sembra di tornare negli anni ‘70. Io e Camilla infatti in 160 metri di scalata sostenuta non ne avevamo trovato che uno, vecchio, arrugginito e poco affidabile. Stavo conducendo io la cordata salendo su un bel diedro molto fisico, quando, senza un motivo apparente e a pochi metri dall’ultima sosta della via, caddi. Un bel volo di 7-8 metri, il primo in 6 anni di montagna e pareti verticali. Lì, assieme a me cadde anche il pilastro su cui basavo per l’80% la mia vita. Con un piede urtai violentemente una piccola cengia di roccia e restai appeso alle due mezze corde, sostenuto solo da un piccolo friend: che mi ero rotto qualcosa lo capii subito, non restò altro che scendere. 5 ore di penosa discesa per arrivare alla macchina e successivamente al CTO di Torino dove il verdetto dopo diversi esami fu: “frattura pluriframmentaria scomposta dell’astaragalo”, ovvero “ti sei sbriciolato un osso, il peggiore che potessi romperti”.

Iniziò il calvario: stampelle e gesso. Tutti quelli che incontravo mi dicevano: “Ti è andata bene, eh!”, oppure “Dai, così è la volta buona che ti metti a fare qualche sport tranquillo”. “Ma cosa ne sai te cretino?!”, avrei voluto rispondere ad ognuno, ma invece mi limitavo a fare qualche sorriso accondiscendente, tanto cosa vuoi spiegare a chi non la frequenta la montagna, a chi non sente il bisogno di andarci? Parole sprecate.

Foto scattata nel tiro precedente a quello del volo dell’autore

Neanche troppo lentamente, iniziò a crollare un altro pilastro. Da buon polentone il lavoro per me era un dovere, tant’è che su tre mesi che mi avevano prescritto di mutua feci solo il lunedì successivo all’infortunio, il martedì ero già lì seduto in ufficio imbottito di antidolorifici a lavorare. Ero impiegato e autista in un consorzio agrario e chiaramente, con un piede fuori uso per 90 giorni, di fare l’autista neanche a parlarne… Se non lo sapeste non sono il tipo da stare davanti ad uno schermo e rispondere al telefono 9 ore al giorno. Non passò infatti molto tempo che, impossibilitato a sfogarmi nel week end e costretto ogni giorno tra quattro mura buie, mi licenziai. Capii che non aveva senso passare tre quarti della mia vita a fare qualcosa che neanche mi piaceva e inoltre mi sentivo davvero privo di ogni dignità, un ingranaggio come tanti altri, senza valori né qualità, parte di un marchingegno più grande su cui qualcuno ci guadagna, ma non tu. Il giorno dopo che me ne andai sbattendo la porta, alla mia ex scrivania c’era già un altro ingranaggio. Ognuno è utile, nessuno indispensabile.

Chiaramente un palazzo costruito su tre pilastri portanti non può stare su sorretto da uno soltanto, la pressione è troppa, l’equilibrio viene a mancare, e così, pluf, anche il anche l’ultimo pilastro crollò. Complice il fatto che la mia ragazza era andata a lavorare in Inghilterra un paio di mesi prima del mio infortunio e complice il fatto che non potevo neanche uscire la sera per fare due chiacchere con qualcuna delle mie amiche, mi isolaii da tutti. Lasciai dopo poco anche la mia compagna. Non potevo sopportare che lei fosse in Inghilterra e io qui a cercare di cavarmela da solo.

Camilla in cima ai Denti di Cumiana nei primi giorni di gennaio 2019

Mi ritrovai così allora solo e mal concio in mezzo ai resti di quella che era la mia vita, in due mesi ero passato dall’avere tutto al perdere tutto. Avrei voluto lasciarmi morire, che per me significava diventare uno come tutti, lavoro stabile, ragazza fissa (basta amichette), maratona di telefilm su netflix la sera, corsetta al parco la domenica. Invece iniziai a frugare nelle macerie e trovai delle foto, erano gli scatti dei bei momenti della mia vita, i ricordi, principalmente sule cime più sperdute delle Alpi, ma poi con le mie amiche e al lavoro quando stavo all’aria aperta. I ricordi mi salvarono, iniziai a togliere il superfluo, ciò che nulla mi aveva lasciato e tenni tutto quello che mi aveva segnato e insegnato. Ora ero a pezzi, ma un album di foto-ricordi come il mio in pochi l’avevano, e perciò ne era valsa la pena vivere così, ed era così che dovevo continuare. Iniziai allora a ricostruire, mattone dopo mattone, la mia vita. Tenni le tre colonne portanti, ma costruii diversi piccoli pilastri fatti di piccole soddisfazioni e interessi, come l’intagliare il legno, l’andare in bici, gli amici, la lettura, e ultimo, ma non meno importante, la scrittura.

Se volete sapere com’è poi continuata la mia vita, se ha trovato stabilità, se ora è fondata su pilastri stabili oppure se ho ceduto prima, non posso dirvelo perché è proprio in questo momento che sto gettando le basi. Con le maniche della camicia tirate su e il sudore alla fronte sto ripartendo da zero, non so bene che strada prenderò, ma so sicuramente quella che non prenderò, la corsetta al parco la domenica e il lavoro da ufficio le lascio agli altri. La montagna resterà lì, al primo posto, poi un lavoro in proprio all’aria aperta e le amichette, oltre che una ragazza qui, vicino a me.

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