San Francisco in un sentiero

Da sempre la California gode della fama di essere la regione più progressive degli USA, specie se contrapposta alla Costa Orientale (puritana anche se affarista) e agli Stati centrali dove l’economia agricola schiaccia la mentalità su posizioni complessivamente conservatrici.

San Francisco è la punta di diamante della California progressive. Frisco, come la chiamano i suoi fan, è una frizzante metropoli da sempre in prima linea nelle battaglie per la difesa dei diritti: beat generation, comunità gay, minoranze etniche e culturali.

Il principale collegamento di Frisco con le montagne è costituito dal fatto che qui spesso di trasferisce la combriccola dei climber a stelle e strisce che spadroneggiano in Yosemite e in altre località della Sierra.

Attraverso i film americani abbiamo di San Francisco un’immagine stereotipata, che comprende due elementi fondamentali: il mitico ponte sospeso e gli inseguimenti automobilistici su e giù per le colline, con tram sferraglianti e case a schiera dai colori vivaci.

Per chi si trovasse a transitare da queste parti segnaliamo la possibilità di realizzare un particolare urban trekking: è un modo inconsueto di vedere la città (Carlo Crovella).


San Francisco in un sentiero
di Nellie Bowles
(pubblicato su Internazionale n. 1338 del 20 dicembre 2019)
(fonte The New York Time)
Foto di Jason Henry

Ero triste per la mia città, una metropoli divisa da una scandalosa disuguaglianza da cui è nata un’industria che ha contribuito alla rovina del nostro paese (e probabilmente, anche del mio cervello). La scena tecnologica non è più quella di un tempo, le case sono diventate più sontuose e il problema dei senza dimora più grave. La mia famiglia vive a San Francisco da sei generazioni, ma ho pensato che forse la mia sarebbe stata l’ultima. Poi un giorno ho scoperto il Crosstown trail, un sentiero di 17 miglia (27 km) che attraversa la città.

Il percorso si snoda per le colline, attraverso i quartieri operai e quelli dei ricchi, unendo nuovi sentieri, orti pubblici, parchi, scalinate, vie nascoste e due corsi d’acqua. Taglia in due la città, da sud-est a nord-ovest, e sembra spuntare dal nulla, come la tecnologia: inattesa, già perfettamente formata e sopra un territorio familiare. È stato autorizzato dall’amministrazione municipale ed era già previsto dal Recreation and open space element del piano regolatore di San Francisco, approvato nel 2014. Il tracciato definitivo è stato fissato solo nel 2018, un anno prima dell’apertura.

La sua nascita non è merito dell’amministrazione, ma di un gruppo di volontari e attivisti che hanno sostenuto il progetto. Ci sono pochissimi cartelli lungo il sentiero. La mappa è un’app. La mente del progetto è Bob Siegel, 79 anni, che dice: “È diventato troppo virale”.

Inizio: Candlestick point
Alle otto di mattina ho appuntamento con Bob, sua moglie Pat Koren e Dixon, il loro Border Collie con un occhio solo, per un caffè nel Mission district, dove abitiamo tutti. Ex quartiere latino, e prima ancora irlandese, Mission è stato il cuore della battaglia contro la gentrificazione (1) della città. Bob e Pat hanno i capelli grigi che si abbinano ai loro zaini consumati. Hanno portato le tazze da casa.

Bob e io arriviamo in taxi all’inizio del sentiero, Candlestick Point, un’area ricreativa statale in uno degli ultimi quartieri neri di San Francisco.

È una settimana calda e soleggiata, l’inizio dell’estate di San Francisco, che da noi arriva in autunno. Bob salta con passo molleggiato un cartone per la pizza e supera un cesto della biancheria per raggiungere l’acqua. La vista da Candlestick point abbraccia tutta la baia di San Francisco, con le barche a vela e i pescatori, e si affaccia sulla costa sud-orientale della città, dove i costruttori stanno lottando per realizzare nuovi alloggi al posto di vecchi ruderi militari.

Qualcuno pesca, altri vanno in kayak. C’è odore di zolfo. Atterra uno stormo di piccioni e Bob si ferma. I piccioni vanno apprezzati, dice. “Un sacco di gente odia i piccioni, ma se li guardi da vicino sono bellissimi”, dice indicando una piuma bianca e un interessante motivo a chiazze. Un attimo dopo vediamo spuntare da una roccia una puzzola dall’aria malaticcia e Bob si emoziona. Si ferma per guardare uno scoiattolo. “Quante volte si vedono gli scoiattoli a San Francisco? Non tante!”, risponde, prima che io possa dire “abbastanza spesso”. Non è esattamente un naturalista: sentiamo un rumore e nessuno di noi due sa dire se è il cinguettio di un uccello, un insetto o un rumore elettronico, ma a Bob piace come suona. Ci aspetta una lunga camminata, ma lui continua a fermarsi per parlare con degli sconosciuti o per osservare comunissimi roditori.

Visitacion valley greenway
Arriviamo in un quartiere popolare chiamato Visitacion valley e percorriamo Leland avenue, una bizzarra via commerciale. Incontriamo una coppia di pensionati, Fran Martin e Jim Growden, che hanno contribuito a realizzare una serie di orti pubblici che si estendono per interi isolati. Ci fermiamo al Mission Blue per prendere un caffè e una mappa del sentiero. Il locale è stato aperto ad aprile da Kellie McCord, e ogni sabato accoglie una trentina di escursionisti. Spero che comprino un po’ del suo banana bread fatto in casa. Sono con i primi tre dei tanti attivisti che incrocerò lungo il percorso. Bob ha messo insieme un gruppo agguerrito: uno specialista di materiali pericolosi in pensione, un ex dipendente di Google che ha fatto i soldi e adesso si dedica alle escursioni a tempo pieno, orde selvagge di mountain-biker, giardinieri e un cartografo, un vecchio amico di Bob che ha capito che per unire questa città divisa serviva un unico, lungo sentiero. “Per ogni parco abbiamo sputato sangue”, dice Bob. “Ogni sentiero è stata una lotta”. Mi sono sentita impotente assistendo alla vita della città negli ultimi dieci anni. Vedere i senza dimora per strada e passargli accanto mentre vado al lavoro o al bar è orribile. I marciapiedi sono i luoghi in cui si manifesta la nostra disuguaglianza. È lì che si accampano i senza dimora e dove i residenti hanno piazzato dei massi per impedirgli di farlo. Ed è lì che le startup hanno scaricato centinaia di scooter da un giorno all’altro. Una delle cose che mi fanno arrabbiare è il modo in cui questa disuguaglianza ci isola. Dopo l’università ho vissuto a Johannesburg, e oggi San Francisco le somiglia: c’è la mania della sicurezza privata; ci sono le guardie giurate fuori dal negozio di alimentari e dal ristorante di sushi. La città vacilla sotto il peso dei suoi squilibri.

Eppure, mentre attraverso il primo dei sei orti pubblici, mi accorgo di quanto questa città sia ancora bella e di come potrebbe tornare a esserlo. Non posso fare a meno di citare il cliché: le città le fanno le persone, spesso poche persone determinate che combattono piccole battaglie, anno dopo anno, isolato per isolato. Mi rendo conto che mentre loro combattevano, io mi sono fatta sottomettere. Ogni orto è gestito dai residenti del quartiere, spesso volontari di mezza età e signore che ci offrono prugne e fiori. Questo tratto è uno dei più belli del sentiero. A ogni isolato c’è un giardino con un tema diverso: quello con i frutti commestibili, quello con le piante autoctone o il parco giochi per bambini.

Il signor Growden, un artista, da poco in pensione dopo aver lavorato per anni nel settore dello smaltimento di materiali pericolosi, ha usato il metallo della discarica cittadina per fare le porte di ingresso degli orti, creando intricati motivi floreali e farfalle in ferro. Facciamo uno spuntino a base di pomodori gialli e ciliegie di terra. Anne Seeman gestisce un orto ed è tra le fondatrici della greenway, dove troviamo una serie di piante che le famiglie immigrate del quartiere hanno portato dai loro paesi: mais rosa dal Messico, quinoa dal Perù, oltre a un sacco di cose che Anne non sa riconoscere finché non fioriscono (e spesso neanche dopo).

San Francisco, 4 novembre 2019. Dal Crosstown Trail (Grandview Park) uno sguardo verso il Golden Gate Park. Foto: Jason Henry per The New York Times.

McLaren park
Io e Bob, di nuovo soli, continuiamo a camminare per il vasto e semideserto John McLaren park. È la più grande distesa verde della città, diventata tristemente nota per una serie di omicidi avvenuti negli anni Ottanta. Adesso c’è silenzio e fa caldo.

Attraversiamo un piccolo bosco di eucalipti e ci incamminiamo su un nuovo sentiero chiamato Philosopher’s way, la via del filosofo, dove un amico di Bob ha installato una serie di citazioni motivazionali. Passiamo vicino a una donna con un cappello parasole che canta tra sé e sé un’aria operistica sul pendio di una collina. Cominciano a farmi male le gambe. Attraversiamo il quartiere Excelsior, dove i giardini delle case sono pieni di rose e papaveri della California. Due cavalcavia – miglio 5,3 – e siamo a Glen park, un quartiere residenziale che sembra un paese. La nostra prima tappa è un locale jazz-libreria chiamato Bird & Beckett. Il gestore si chiama Eric Whittington, ha 63 anni e una lunga coda di cavallo. Quasi tutte le sere sposta le librerie contro le pareti per fare spazio a concerti jazz e letture di poesie. Ognuno si porta il vino da casa.

Ma abbiamo fame. A pochi isolati di distanza c’è l’Highergrounds coffee house. Bob ha passato la sua carriera a insegnare inglese come seconda lingua agli studenti del campus del City college nel quartiere Chinatown di San Francisco, e questo ristorante è gestito da Manhal Jweinat, suo allievo da quarant’anni. “Ancora non so inglese”, dice Manhal dopo averci salutato. È un ristorante accogliente con i tavoli di legno che serve crespelle d’ispirazione mediorientale. Ne ordino una salata con funghi e olive. Ci spostiamo nel Glen canyon park, dove incrociamo un sentiero intitolato alle Gum trees girls, tre attiviste e giovani madri che nel 1965 si unirono per impedire la costruzione di una superstrada che doveva attraversare il canyon. Il dipartimento dei lavori pubblici, per prenderle in giro, le chiamò Gum tree girls (prendendo spunto dagli eucalipti che si trovano nel parco, chiamati anche gum tree, gli alberi della gomma), ma le donne rivendicarono il nome e lo fecero loro. Dopo dodici anni vinsero la battaglia. La superstrada non fu costruita, e oggi il parco è a disposizione di bambini, gente che viene a correre e arrampicatori.

Questo tratto del Crosstown trail un tempo era un vicolo cieco all’interno di Glen canyon park. Poi un insegnante di nome Tom Dallman e i suoi allievi lo hanno disboscato e hanno creato un sentiero, nonostante l’opposizione del quartiere che voleva mantenere il parco più riservato. Grazie a loro avanziamo senza difficoltà verso nord, fino alla tappa successiva.

I gradini piastrellati che portano al Grandview Park.

Bedpan alley
Amber Hasselbring, la direttrice di Nature in the city, un’organizzazione no profit nata per incoraggiare l’impegno in difesa della natura e degli spazi pubblici aperti, ci accompagna verso la prossima tappa, portandosi dietro il suo stagista di 19 anni, Jeffrey, che a quanto pare soffre le salite e il caldo. Ci indica una spazzola di coyote che sta per sbocciare e si ferma ad ammirare una lucente quercia velenosa occidentale. Poi si sente un cinguettio e lei lo riconosce subito: è il verso del passero corona bianca. Da dietro un arbusto spunta un uomo allampanato con i pantaloni da lavoro. È Matt Blain, un ex dipendente di Google che ha guadagnato abbastanza soldi da poter smettere di lavorare per dedicarsi a quello che gli piace fare davvero: il bushwalk (camminate nella boscaglia) e le escursioni in mountain bike. Matt fa parte di un gruppo di agguerriti volontari – gli SF urban riders – che hanno reso praticabile il Crosstown trail liberando un lungo canyon pieno di rovi che costeggia il Laguna Honda hospital and rehabilitation center e collega la parte nord del tracciato con quella sud.

Quando l’ospedale ha scoperto cosa stavano facendo i ciclisti ogni fine settimana nella sua proprietà, tra la sorpresa generale ha appoggiato senza riserve l’iniziativa. I ciclisti hanno radunato una sessantina di persone armate di machete per disboscare la zona. Matt ha ribattezzato il sentiero Steep ravine. Altri lo chiamano Bedpan alley, ‘vicolo del vaso da notte’. L’ospedale un tempo usava l’area come discarica, e sul lato del sentiero, tra i rovi, si vedono vecchi lavandini, bottiglie e anche alcuni vasi da notte, probabilmente dissotterrati dai ciclisti. Attraversiamo un campo di margherite e superiamo l’ospedale.

C’è una piccola fattoria con oche e capre. Un vecchio su una sedia a rotelle si sta godendo il sole e ci guarda passare oltre. A questo punto l’entusiasmo di Bob comincia a contagiarmi, perché vedo solo i fiori di campo e il muschio, la foresta di eucalipti che profuma sopra le nostre teste e il simpatico ingegnere davanti a me che ha deciso di dedicare il suo tempo a creare tutto questo.

Forest hill e Golden gate park
Questo tratto è molto duro. Ci sono tante scalinate. In compenso ha panorami che lasciano a bocca aperta. Ogni volta che si sale una rampa di scale, quando si arriva in cima, vale la pena di girarsi.
C’è un’arte nascosta dipinta in alcune delle scalinate. Da qui alla fine siamo nella zona turistica di San Francisco.

Giardino giapponese nel Golden Gate Park. Foto: Alamy.

Lands end
Finalmente – io arrancando, Bob no – arriviamo alla fine. E siamo ricompensati. Mentre i tanti turisti proseguono a piedi fino alla base del Golden gate bridge o (chissà perché) lo attraversano, chi la sa lunga gira a sinistra verso Lands end, da dove c’è la vista migliore, con il ponte immerso nel paesaggio, che spunta dalla distesa verde di Marin Headlands stagliandosi in mezzo alla baia nel suo incredibile rosso per poi sprofondare verso la città. Mentre se si guarda nell’altra direzione si possono ammirare le scogliere frastagliate, che non hanno nulla da invidiare a quelle di Big Sur (una regione della costa centrale della California). Quando volevo essere sicura che la mia ragazza newyorchese si innamorasse della mia città, l’ho portata qui. Ed è qui che Bob ha celebrato il matrimonio di suo figlio.

Attraversiamo i Sutro Baths, le ex piscine pubbliche di acqua salata fatte costruire dal magnate Adolph Sutro, oggi in rovina ma sempre magnifiche.

Un ultimo suggerimento: se è aperto, andate da Louis, un ristorante dall’aria anonima che offre una vista mozzafiato. Quando arriviamo il ristorante è chiuso, perciò andiamo allo Beach Chalet, un birrificio a pochi isolati dalla spiaggia. Il Crosstown trail è un sentiero che attraversa una città spaccata, creato da persone che pensavano di poterla rimettere insieme. Ho visitato più quartieri in un giorno di quanti ne ho visti in 31 anni. Rifletto su quanto una singola anima ostinata può regalare a una città. Al birrificio, Bob ordina una Ipa mentre si unisce a noi il suo amico cartografo Ben Pease. Bob è orgoglioso del Crosstown trail, ma l’obiettivo della sua vita è il Ridge trail, molto più lungo e faticoso, che forse un giorno diventerà un sentiero di 550 miglia che girerà intorno a tutta la baia di San Francisco. Al momento sono aperte al pubblico circa 380 miglia, e durante la passeggiata Bob mi ha raccontato un po’ di storie: una battaglia di tre anni per aprire un miglio o un funzionario convinto faticosamente. Bisogna ricordarsi che Bob ha 79 anni. “Tu riuscirai a vedere il Ridge trail completato, io no”, dice.

“Ma è proprio il pensiero della longevità che ti ha permesso di aprire il Crosstown trail in un anno”, interviene Ben. “Io continuavo a dire ‘Bob, ci metteremo nei guai'”. “L’abbiamo aperto in un secondo, baby!”, interviene Bob con entusiasmo. “Non ci ferma nessuno”.

Informazioni pratiche
Documenti Prima di andare negli Stati Uniti bisogna compilare il modulo online Esta, e pagare 14 dollari (esta.cbp.dhs.gov).
Arrivare Il prezzo di un volo dall’Italia per San Francisco (Lufthansa, Delta, Klm) parte da 585 euro a/r.
Dormire La Parker guest house si trova nell’area che comprende i quartieri di Castro e Noe Valley, nel centro della città. Offre una camera doppia a partire da duecento dollari a notte (parkerguesthouse.com).
Mangiare Il ristorante Louis, aperto nel 1937, ha una vista mozzafiato sull’oceano. Non accetta le carte di credito (louissf.com).
Il percorso Le informazioni sul sentiero che attraversa la città sono online sul sito crosstowntrail.org, dove si possono anche scaricare le mappe e un’app che guida gli escursionisti in tempo reale.
Leggere Rebecca Solnit, Infinite city: a San Francisco atlas (University of California Press, 2011), in inglese. La città raccontata con ventidue mappe.

Note
(1) Gentrificazione = Trasformazione di un quartiere popolare in zona abitativa di pregio, con conseguente cambiamento della composizione sociale e dei prezzi delle abitazioni.

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