Sci basso

Abbiamo abbondantemente superato la soglia del ridicolo, quindi non c’è proprio nulla da ridere.

A Bolbeno, la più bassa pista d’Italia
(pubblicato su ladige.it il 21 dicembre 2019)
a cura della redazione di ladige.it

La Provincia autonoma di Trento finanzia l’area sciistica di Bolbeno, la pista da sci più bassa d’Italia (altitudine 575 metri sul livello del mare). Come ci informa un comunicato stampa della giunta «Su indicazione dell’assessorato al turismo della Provincia, Trentino Sviluppo sostiene la “palestra dello sci” di Bolbeno-Borgo Lares. Verrà prolungata la pista e saranno realizzati una nuova seggiovia, l’impianto di innevamento e quello di illuminazione. E’ previsto un investimento di 4 milioni nel corso del 2020-2021».

Bolbeno

Questo pomeriggio a Bolbeno, presso il Centro Sci, si è tenuta la cerimonia della firma dell’accordo quadro. Come ci informa il comunicato stampa «Erano presenti, tra gli altri, l’assessore provinciale al turismo e allo sport Roberto Failoni, il sindaco di Borgo Lares Giorgio Marchetti, il vicepresidente della Pro Loco di Bolbeno Riccardo Franchini, il presidente del B.I.M. Sarca-Mincio-Garda Gianfranco Pederzolli, il presidente della Comunità di Valle delle Giudicarie Giorgio Butterini, Fulvio Rigotti vicepresidente di Trentino Sviluppo e Tiziano Mellarini, presidente del Comitato trentino della Fisi.
Prima della firma del documento è stato premiato Cesare Maestri, di Bolbeno, vicecampione del mondo 2019 di corsa in montagna in Argentina».

«Siamo di fronte ad una realtà – ha detto l’assessore al turismo e allo sport Roberto Failoni – che ha una straordinaria importanza sociale, in un territorio ampio e coeso. Più di 40 comuni credono in questo impianto. Più di 800 bambini vengono qua ogni inverno a sciare e a seguire i corsi. Quindi siamo di fronte ad una grande palestra di sport e socializzazione. Per favorire la pratica dello sci, soprattutto fra i giovani, vogliamo sostenere anche le zone sciistiche più piccole che però sono importanti per chi vuole avvicinarsi a questo sport».

Come spiega il comunicato ufficiale «Il progetto di ampliamento e rinnovamento tecnologico dell’area sciabile del comprensorio delle Giudicarie prevede la realizzazione di una nuova seggiovia, il prolungamento della pista esistente, così da renderla omologabile FIS, la realizzazione dell’impianto di innevamento programmato e di quello di illuminazione. Quella di Bolbeno-Borgo Lares è la stazione sciistica situata a più bassa quota d’Italia e oggi offre un contributo essenziale per la crescita sociale ed economica del luogo. Il progetto, che ammonta complessivamente a 4 milioni di euro, è sostenuto da una cordata che vede al suo interno, oltre alla società di sistema della Provincia autonoma di Trento – anche il Comune di Borgo Lares, la Comunità delle Giudicarie, il Consorzio dei Comuni BIM Sarca Mincio Garda e la Pro Loco di Bolbeno. Con uno stanziamento di 2,5 milioni di euro Trentino Sviluppo, su espressa indicazione della Provincia autonoma di Trento, supporta il progetto di ampliamento dell’area sciabile di Bolbeno – Borgo Lares, entrando di fatto a far parte della cordata – insieme al Comune di Borgo Lares, alla Comunità delle Giudicarie, al Consorzio dei Comuni BIM Sarca Mincio Garda ed alla Pro Loco di Bolbeno – a sostegno di un’area sciistica che è tra le più “basse d’Italia”».

La cerimonia della firma dell’accordo quadro sulle piste di Bolbeno.

Quella di Bolbeno-Borgo Lares, infatti, è nata cinquant’anni fa sfidando tutti i pronostici: situata a soli 575 metri di quota, creata e gestita dalla locale Pro Loco.

«Attualmente, l’area sciabile si articola su due tracciati della lunghezza di 500 metri, cui va aggiunto il campo primi passi “Bolbenolandia”, un’area custodita e fornita di due tappeti nastro trasportatori (i cosiddetti tapis roulant), ideale per chi vuole avvicinarsi a questo sport in assoluta sicurezza e divertimento e la località è fornita di un servizio di noleggio sci con laboratorio per affilatura lamine e sciolinatura. Un intervento che nel suo complesso, quindi con anche i supporti degli altri componenti della cordata, ammonta a 4 milioni di euro, incluse le spese di progettazione».

Grazie all’investimento provinciale, dice il comunicato stampa della giunta «il progetto di ampliamento e rinnovamento tecnologico prevede la realizzazione nella skiarea di una seggiovia quadriposto ad ammorsamento fisso, con una portata nominale pari a 1600 persone l’ora, e il prolungamento della pista da sci esistente per ricavare un dislivello pari a 200 metri, così da consentirne l’omologazione FIS per slalom gigante allievi e ragazzi. La pista sarà anche servita dell’impianto di innevamento, di illuminazione e del magazzino di stoccaggio dei veicoli della seggiovia».

L’investimento nel progetto dell’area sciabile di Bolbeno è un tassello che sarà inserito dalla Provincia nel Piano triennale 2020/2022 di Trentino Sviluppo a favore anche dell’industria della neve. In recepimento delle nuove linee strategiche date dalla Giunta provinciale alle società di sistema si inserisce nel capitolo degli interventi di sostegno per le “palestre dello sci”, ovvero quelle aree sciistiche di strategico interesse per le comunità locali, ma che per dimensioni e scarsa altitudine rischiano di soffrire le condizioni climatiche più di altre.

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In quota l’effetto serra è due volte più forte che a valle. I casi di cattiva gestione ormai non si contano più: non siamo solo noi a dirlo.

Gli impianti dove non nevica più
(1200 resort dismessi sulle Alpi)
di Sandro Orlando
(pubblicato su il Corriere della Sera del 22 dicembre 2019)

L’asta è andata deserta quattro volte, nonostante i ribassi. E alla fine a salvare gli impianti di risalita della val Carisole è stato il comune di Carona, nella Bergamasca, che ha acquistato il ramo d’azienda della Brembo Super Ski in fallimento per circa un milione e mezzo di euro. Soldi erogati dalla Regione Lombardia, che in parte rientreranno grazie all’affitto delle seggiovie, ma comunque ricadranno sui contribuenti: per non far saltare la stagione non c’erano però alternative. Altrimenti il comprensorio della val Carisole si sarebbe aggiunto agli altri venti impianti sciistici già dismessi nella sola Lombardia.

Un destino comune a tutto l’arco alpino, costellato com’è di resort, carcasse di funivie e skilift abbandonati: 40 in Val d’Aosta, altrettante in Piemonte, 35 in Veneto, 25 in Friuli, senza contare tutte quelle lasciate marcire sugli Appennini, dalla Liguria alla Calabria. Scheletri arrugginiti, tralicci che sono come la testimonianza di una guerra persa dall’uomo per inseguire un sogno impossibile: sciare a mille metri di quota al tempo del cambiamento climatico.

Montagna senza neve

A mettere insieme tutti i censimenti degli impianti di risalita abbandonati, realizzati in questi anni da Mountain Wilderness, Lega Ambiente e Cipra, Commissione internazionale per la tutela delle Alpi, si arriva quasi a contarne 200. Duecento cimiteri di montagna che sono un monumento della miopia degli amministratori locali, nell’illusione di rilanciare delle zone depresse puntando sullo sci da discesa.

«Registriamo inverni più caldi dalla metà degli anni ‘80, ma all’epoca le comunità di montagna non erano così dipendenti dal turismo sciistico», osserva il ricercatore austriaco Robert Steiger. Perché in quota l’effetto serra è due volte più forte che a valle, così che nel giro di un secolo le temperature sulle Alpi si sono alzate di due gradi, e le ore di sole hanno raggiunto un record storico e unico al mondo, aumentando del 20 per cento. Con il risultato che anche la stagione sciistica si è ridotta di 38 giorni in appena mezzo secolo. Secondo Christoph Marty, dell’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe di Davos, di questo passo entro la fine del secolo, rischia di non esserci più neve al di sotto dei 1200 metri di quota, e di essercene ben poca anche sotto i 1800 metri.

Tenuto conto che in Friuli, ad esempio, la stazione più in alto, Sella Nevea, si trova a 2100 metri, è fin troppo prevedibile la fine che faranno questi impianti. E tuttavia, a dispetto dell’accelerazione conosciuta negli ultimi anni dall’aumento delle temperature, la Regione ha continuato a investire risorse per garantire la stagione. Per innevare artificialmente il comprensorio di Piancavallo sono stati così realizzati due laghetti artificiali, che prelevano l’acqua da Barcis, 800 metri più a valle. E sì, perché il 100% delle piste in Friuli dipende già oggi dalla neve sparata dai cannoni, e altrove non è che sia molto diverso: la quota di innevamento artificiale mediamente è in Italia dell’80% circa, stimano Claudia Apostolo e Vanda Bonardo di Lega Ambiente. Con un costo per metro cubo che si attesta intorno ai 2,30 euro.

A pagare, sempre i contribuenti. Anche quando la Regione Abruzzo stanzia 50 milioni per permettere ai turisti di sciare a Cappadocia, borgo della Marsica a poco più di 1000 metri di quota. Non importa che la neve sparisca con le prime piogge. A Natale bisogna sciare, anche se il termometro segna 15 gradi.

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