Sex Bot

di Carlo Crovella

«Ma è pazzesco!» il Commissario Ferrero si alza di scatto.

Le luci del giorno entrano con forza abbagliante dalle ampie finestre che si affacciano su una Torino brulicante di traffico. Ma, nell’ufficio, tira aria di burrasca.

Il Commissario guarda l’ispettore Piscitiello: «L’hai mai sentita tu una cosa del genere? In trent’anni di carriera, io mai!».

Piscitiello si inchina maggiormente in avanti con la testa, come volesse entrare nel computer dove sta redigendo il verbale.

Quando Ferrero ha i suoi cinque minuti, bisogna lasciarlo sfogare. Piscitiello, con saggezza partenopea, dice che lui si mette in testa un elmetto e aspetta che termini la grandinata. Con i piemontesi testa dura c’è poco fa fare, ma poi tutto passa.

«Ma è pazzesco! – riprende Ferrero – un… un… come si chiama ‘sto coso?» e indica davanti a sé, dall’altra parte della scrivania.
«Un sex bot – suggerisce Piscitiello – un robot sessuale».

Per essere un robot, è davvero un bellissimo robot. Fisionomie femminili, fisico slanciato, capelli biondi fluenti, pelle morbida come una pesca.

La replicante Rachael (Sean Young) assieme a Rick Deckard (Harrison Ford) nel film Blade ranner (1982).

«Mi chiamo Alba – precisa lei accavallando le gambe – e non sono solo un robot sessuale. Mi hanno dotato di intelligenza artificiale, con tecnologia ultimo modello. So lavare, cucinare, governo la casa e sono anche una segretaria perfetta. Mi hanno caricato schede informative. Dispongo di una cultura universitaria: posso accompagnare a teatro, ai concerti, alle conferenze. Sono una compagna di vita, anzi sono progettata per essere la migliore compagna di vita».

Sbatte le ciglia lunghe e affusolate. Vorrebbe accendersi una sigaretta, ma ha già notato il cartello di divieto appeso al muro. Non per il piacere di fumare, è semplicemente programmata per darsi un tono quando conversa con degli uomini.

Ferrero, invece, la sigaretta se la fumerebbe eccome, anzi si farebbe un intero pacchetto, per digerire l’irritazione. Si sente spaesato, il mondo è cambiato e lui non si orienta più. Come uomo e come commissario di pubblica sicurezza.

Trent’anni di indagini, di pedinamenti, di appostamenti notturni. Trent’anni di ricerche, di interrogatori, di bluff per far confessare. Tutto spazzato via: internet, i droni, il dark web. Adesso anche i robot con sembianze umane. Tutte cose che lui non mastica. Ne diffida e gli incutono paure profonde.

A dire il vero neppure l’ispettore Piscitiello si muove bene in questo nuovo mondo. Anche lui annaspa, avanza a tentoni, cerca appigli come uno scalatore in parete.

Ecco: la lingua batte dove il dente duole. Ferrero non si era mai trovato di fronte a un sex bot che stava arrampicando con il suo… con il suo…

«E come si chiama l’essere umano che vi acquista? – Ferrero domanda al sex bot – Padrone, proprietario… come viene definito?».

Alba ipotizza di avere in mano una sigaretta, si prende il tempo come se tirasse una boccata, riempiendo poi di fumo i due malcapitati.

«Il termine ufficiale è intestatario, perché, quando ci acquistano, noi veniamo registrati in una banca dati. Alla nostra matricola collegano il nome dell’intestatario che ci ha acquistato».
«Come per le automobili» interviene Piscitiello.

Ferrero lo fulmina con uno sguardo urticante.

Ci pensa Alba ad attirare nuovamente l’attenzione: «Ma fra di noi, fra intestatario e robot, ci chiamiamo per nome. Io lo chiamavo Adamo, come il primo uomo della storia. Lui mi ha dato il nome di Alba per indicare il nuovo giorno che sta nascendo».
«Quale nuovo giorno?» Ferrero è sempre più perplesso, non gli era mai capitato un interrogatorio del genere, meno che mai con un robot sospettato di omicidio, perché unico presente all’accaduto.

«Il nuovo giorno della storia, la nuova era. Io sono uno dei primi sex bot acquistati. Anche se non mi piace definirmi così: sex bot. Noi siamo donne che piacciono agli uomini. Piacciamo perché siamo esattamente come loro vorrebbero che fossero le donne».

I due uomini la guardano spaesati.

«Dolci, protettive, servizievoli, ma all’altezza di ogni situazione. Ideali compagne di vita. Se c’è la partita in tv, noi ce ne stiamo buone di là. Se è ora del cinema, sappiamo scegliere il film più divertente. Cuciniamo come chef stellati e di notte siamo pantere insaziabili».

I due non riescono neppure a respirare. Mannaggia che sfiga! Bastava nascere trent’anni dopo! Altro che discussioni con le mogli, litigi, compromessi, ritirate strategiche…

«Fumare gnanca a parlene – sentenzia Ferrero indicando il cartello appeso al muro – ma un caffè lo possiamo prendere. Ne gradisce uno?».

Il tono è improvvisamente mutato, più ossequioso, come si usa davanti a persona importante, da conquistare.

Alba acconsente: «Senza zucchero, ma con un po’ di latte freddo».

Ferrero guarda Piscitiello: è un tacito invito a eseguire, ma non ottiene effetti.

«Pensi quando avremo i robot anche in Polizia – si rivolge ad Alba – Scatteranno come soldatini».

Piscitiello capisce l’antifona e si avvia verso la saletta dove c’è la macchinetta del caffè.

Ferrero ne approfitta per riprendere l’indagine: «Ecco, signorina Alba…»
«Sì???».

Ferrero non aveva mai visto delle ciglia agitarsi in modo così… così… così… Sembrano ali di gabbiano spiegate nel vento.

«Ecco, signorina, ora mi è più chiaro il quadro generale: diciamo che mi è più chiaro il motivo per cui il suo intestatario l’ha introdotta nella sua vita, però…»
«Però…?» i gabbiani sono diventati albatros che attraversano l’oceano.

«Però, continuo a non capire cosa ci facevate in parete, lei e il suo intestatario. Cos’era? Un momento di sesso estremo?».
«Ma no, Commissario, nessun sesso estremo. E’ molto semplice, guardi: Adamo è, anzi era, un appassionato di arrampicata. Nella mia crescita come entità si era ripromesso di farmi arrampicare. Non aveva più un socio stabile di cordata. Noi invece stavamo così bene insieme che a lui è venuto naturale portarmi sulla roccia».
«E lei come se la cavava? Ad arrampicare, intendo».
«Bene, direi. In una stagione ero già sul 6c».

Ferrero la guarda in modo interrogativo.

«E’ una difficoltà abbastanza tosta – precisa Piscitiello nel frattempo tornato con un vassoietto per caffè e bricco del latte – Mio figlio arrampica e quando fa il 6c torna a casa soddisfatto».

Ferrero si toglie gli occhiali, si stringe l’incavo degli occhi con l’altra mano.

Rimessosi a posto, domanda: «Ma com’è che è successo il fatto? Insomma c’eravate solo voi due su quella parete. Cosa ci racconta?».
«L’ho già detto agli agenti sul luogo – una nota di fastidio emerge ora dalla voce di Alba – Adamo arrampicava da primo, io ero in sosta. Lui stava procedendo su un traverso, era sopra un tetto e aveva sotto i suoi piedi lo spigolo del tetto. A un certo punto è volato, ha pendolato, la corda è andata a strisciare sul filo dello spigolo e si è tranciata. Adamo è precipitato, lo avete trovato alla base della parete».
«E lei, poi, che ha fatto?».

Alba attende di terminare il caffè: «Quello che avrebbe fatto chiunque. Ho chiamato i soccorsi col telefono cellulare».
«Lei dispone di un cellulare?».
«Certo! E’ intestato a lui, ma me lo aveva dato subito, mi aveva insegnato ad usarlo. Era utile: se stavo facendo la spesa, lui poteva chiamarmi per indicarmi una cosa di cui si era dimenticato. Serviva anche per altro: se lui era in trasferta di lavoro, mi chiamava alla sera per fare due chiacchiere».
«Abbiamo inviato alla scientifica la corda e il vostro materiale di arrampicata» precisa Ferrero, con l’assenso silenzioso di Piscitiello.

Subentra un certo imbarazzo, nessuno sa cosa dire.

«Bene – Ferrero batte improvvisamente la mani sulla scrivania e si alza – le devo chiedere di rimanere ancora un po’ qui, nel mio ufficio. Fuori ci sono degli agenti a sua disposizione, non so, tipo se deve andare in bagno…».

Alba gli sorride con un velo di superiorità: «Noi robot non abbiamo nessuna necessità. Siamo programmati per soddisfare necessità, non per avere pretese».

Ferrero esce dalla stanza e si fa seguire dall’ispettore: «E’ arrivata la signora?».

Piscitiello annuisce: «Ho detto di farla accomodare in quest’altra stanza» e apre la porta al Commissario.

«Buongiorno, sono il Commissario Ferrero» porge la mano a una donna di media età, ma dall’aspetto molto giovanile: muscolosa, bruna, con una bocca rossa sgargiante.

«Piacere: Aurora, sono la ex moglie di Fausto».
«Come, Fausto? – Ferrero si siede di fronte alla signora, mentre Piscitiello va al computer per verbalizzare – Ma non si chiamava Adamo?».

La signora sorride: «No, quello è il nome che ha voluto darsi quando ha comperato il sex bot. Il suo nome vero è Fausto. Siccome io mi chiamo Aurora, l’altra l’ha chiamata Alba. Semplice, no?».
«Semplicissimo!» riconosce ipocritamente Ferrero, che a questo punto non sa come dimostrare confidenza con le novità del mondo.
«Ecco, signora, ehm… ci racconti come mai suo marito ha voluto separarsi da lei per vivere con un sex bot».

«Dovrebbe rispondervi lui. Io posso solo raccontare i fatti e dare un’interpretazione: dopo anni e anni di matrimonio, figli, mutuo, problemi di lavoro e di salute, mille patemi d’animo… ecco un giorno, circa tre anni fa, lui mi ha detto che voleva cambiare vita. Che io lo bloccavo, che io non avevo più piacere di andare in montagna con lui, che in particolare mi è venuta paura di arrampicare e questo è vero. E poi diceva che gli rompevo solo, lo sgridavo in ogni momento…».

Piscitiello, che sta alle spalle della signora, annuisce pesantemente.

«Mmm… – Ferrero si gratta sulla testa – Ecco, ma, in questi tre anni, lui le ha mai detto come si trovava con la signorina Alba?».
«Guardi io quella la chiamo solo l’altra – il tono era tagliente e gelido – Sì, comunque, lui mi ha detto che stava molto bene, che l’altra gli aveva rinnovato l’esistenza, che faceva tutto quello che lui ordinava, dentro e fuori la camera da letto. Pensi, dopo anni da pantofolaio, aveva ripreso a uscire di sera con lei: cinema, concerti, teatro, cenette… Insomma le stesse cose che facevamo noi due da giovani, ma ora le faceva con l’altra. L’aveva portata anche ad arrampicare, pare si divertissero molto. Mi diceva che quella è un perfetto secondo di cordata: esegue gli ordini, non ti mette ansia, non crea competizione. Il massimo del divertimento, senza scocciature».
«Avevano ripreso da tanto a fare roccia?».
«Sarà un anno e mezzo. Fausto era molto soddisfatto. L’aver portato un robot sulla roccia era per lui motivo di autogratificazione. La sua intelligenza stava forgiando anche l’intelligenza artificiale, così diceva. Era andato nella fabbrica di produzione e aveva collaborato a creare una scheda in più da inserire nei robot: la scheda dell’arrampicata».
«In effetti – ammette Ferrero – è quanto di meno programmabile ci sia, l’arrampicata. Immagino che uno debba saper interpretare al brucio ogni passaggio, non puoi prevederlo in precedenza».
«Mi permetta, Commissario – lo interrompe la signora – Questo è un punto cruciale, che distingueva il progetto di Fausto e lo rendeva unico. Infatti è tecnicamente possibile replicare i passaggi di arrampicata di una o più vie, tradurli in istruzioni informatiche e inserirli in un robot. E’ come se il robot conoscesse in anticipo i passaggi e la loro soluzione biodinamica. Fausto diceva che non c’era sugo a far così. Lui voleva affinare una vera intelligenza nel robot, renderlo capace di arrivare davanti a qualsiasi passaggio senza conoscerlo, ma sapendolo poi risolvere. Saper arrampicare per saper vivere, così mi diceva, orgoglioso».

Il Commissario ha ascoltato con molta attenzione e tira le conclusioni: «Dunque Fausto ha fatto fare un passo avanti all’intelligenza artificiale: non solo semplici esecuzioni a comando, ma capacità di ragionare e prendere decisioni autonome».
«In effetti Fausto si dichiarava impegnato in un esperimento. Un esperimento di ingegneria genetica, come lo chiamava lui. Cioè lui voleva elevare l’intelligenza artificiale, darle un’anima».
«Un’anima?».
«Fausto l’aveva chiamata così. Intendeva quell’insieme di fattori immateriali, capaci di rendere umana l’intelligenza artificiale. Anzi, Fausto mi raccontava che era disposto a fare un patto, un patto faustiano come diceva lui, giocando sul suo nome. Cioè era disposo a dare la sua anima al diavolo in cambio di un’anima nuova per il robot».

Ferrero si alza: «Bene, signora, per il momento è tutto. Le chiedo però di tenersi a disposizione».

Tornati nell’ufficio del Commissario, Ferrero si siede nella sua solita poltroncina:
«Scusi, signorina, per l’attesa. Stiamo effettuando dei controlli. Però avrei alcune domande ulteriori da farle. Com’è che avete iniziato ad arrampicare, lei e Fausto? Scusi lei e Adamo».
«L’ha deciso lui, come sempre. Noi siamo programmate per eseguire le disposizioni ricevute».
«Ma… Adamo non le ha inserito una nuova scheda? Per poter arrampicare intendo».
«Sì: una mattina l’ho scoperto quando mi ha acceso. Mi sentivo diversa, diversa rispetto al giorno prima. C’era un software in più».
«E come l’ha presa?».

La risposta non è immediata, c’è un filo di esitazione: «Non benissimo, il nuovo software è pesantissimo, utilizza molta memoria. Dovrebbero modificare anche l’hardware, ma non è stato nemmeno progettato».
«Quindi lei trova più faticoso vivere adesso con questo nuovo software?».

Alba annuisce e inizia a gesticolare con le mani: «E poi Adamo si era messo in testa di volermi dare un’anima. Ma se lo vede lei un robot con l’anima? Siamo fatti di materia, magari morbidissima come la mia pelle di seta, ma sempre materia. Non proviamo emozioni, sentimenti, non ragioniamo per istinti».

«Insomma ‘sta cosa dell’anima non le andava tanto a genio» interviene Piscitiello, ma Ferrero lo fulmina con un’occhiata.

Però Alba non si interrompe: «No, non mi andava a genio. Ho iniziato a sentirmi pressata, condizionata, in un certo modo violentata: nel senso che lui mi faceva violenza. Mi imponeva la sua volontà».

Resta un attimo in silenzio, ma riprende: «Che scemenza, poi! Pensi, Commissario: uno si compera un robot per evitare le scocciature delle donne e poi inserisce nel robot un’anima. Allora il robot inizia a provare emozioni, sentimenti, aspirazioni, proprio come un essere umano. Se vuoi un sex bot con l’anima, fai che rivolgerti a una donna» per la prima volta il tono di voce è alterato, in crescendo, esprime ansia, irritazione, rabbia.

Il viso si è fatto duro, come scolpito nella roccia, la pelle di seta è diventata una corazza d’acciaio.

Ferrero rompe il silenzio: «Avete litigato?».
«Litigato no. Non sono programmata per litigare. Ma ho iniziato a provare disagio, fastidio. Lui insisteva per questa storia dell’anima, voleva inserirmela a tutti i costi. Io non ero serena: avere un’anima è contro la natura dei robot. Siamo intelligenze artificiali, non intelligenze emotive».

Squilla il telefono: «Ferrero? Sono Giordano della scientifica. Ci avevi visto giusto. La corda era stata tagliata un po’, con un coltello da cucina. Abbiamo trovato un coltello compatibile nella loro cucina».

Ferrero non fa commenti, mette giù il ricevitore e si rivolge ad Alba: «In casa chi cucinava? Lei o Adamo?».
«Rigorosamente solo io: Adamo detestava cucinare, non entrava neppure in cucina. Anzi inizialmente mi acquistò proprio per questo, per cucinare, più che per le notti di sesso. Certo, ci sono sempre state anche le notti di sesso».

Ferrero guarda Piscitiello che annuisce: è troppo scafato per non capire che debbono parlare da soli.

Il Commissario si alza: «Ho desiderio di un caffè. Vieni anche tu?».

Si incamminano nel corridoio.

«Giordano dice che la corda era stata un po’ tagliata con un coltello da cucina».
«Commissà, sarà dura farle confessare tutto. Abbiamo troppo poco in mano. Senza il verbale firmato, come possiamo andare dal magistrato?».
«Questa è proprio bella: noi che ci preoccupiamo di ottenere la confessione firmata da un robot! E, poi, che farà il magistrato? Emetterà un ordine di custodia cautelare a carico del robot? Lo spedirà in carcere? Oppure lo spegnerà? O addirittura lo farà distruggere immediatamente?».

Arrivano alla saletta del caffè.

«Piscitè, sai che ti dico? Che io preferivo le vecchie indagini: delitti efferati, sangue, botte, urla… ma almeno era tutta roba nostra, di noi umani, roba delle nostre viscere».
«Commissà, che ci volete fare? Questo è il nuovo che avanza. Invece noi siamo vecchi: fra pochi mesi andiamo tutti e due in pensione».
«Già. Ma se queste sono le nuove donne, mi tengo ben stretta mia moglie».

Mentre Ferrero si incammina verso il suo ufficio, gli squilla il cellulare nel taschino.

«Sì, cara? Ah sì, certo cara! Hai ragione, me ne sono dimenticato. Lo so, lo so, sto invecchiando. Vedrai che per stasera sarà tutto fatto! Sì, sì, stai tranquilla. Ciao, tesoro, ciao».

L’ispettore Piscitiello se la ride sotto i baffi.

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