100 itinerari di scialpinismo nelle Orobie

 

La più grande avventira… è conoscere se stessi
Oscar Beletti
Edizioni Beletti Oscar Luigi, 2018
Acquistabile qui.

Presentazione di Alessandro Gogna

Ognuno di noi ha avuto e avrà la sua vita, in genere impossibile da paragonare ad altre. Perché, anche se i fatti vissuti possono essere simili, di certo sono diverse le emozioni e di conseguenza anche i ricordi. Come ricordo io un’avventura o un amore non è uguale a come l’ha vissuta il mio compagno o la mia compagna. Ci emozioniamo quando riconosciamo che, senza alcun dubbio, in ciò che stiamo vivendo riconosciamo quella lunghezza d’onda che permette a entrambi di nuotare nello stesso mare. Siamo lieti nel raccontarci i nostri ricordi che si ravvivano ogni volta che l’altro ci rituffa in quel ricordo che in noi era un po’ svanito.

Chi va in montagna sa bene di non fare un qualcosa che tutti possono condividere. Se l’emozione è per pochi è più probabile poterla condividere scoprendone le note comuni, in un canto meraviglioso le cui note musicali pochi sanno ma conoscono bene, sì da riprodurle facilmente in un coro.

C’è chi può raccontare del suo lavoro, dei suoi amori, delle sue gioie e delle sue tragedie. C’è chi, come noi, ha passato migliaia di giornate in montagna ma non è in grado di riprodurle per gli altri, si accontenta di viverle come si può ascoltare migliaia di dischi della propria musica preferita e non si cimenterà mai con la chitarra o con il pianoforte.

Oscar Beletti ci prova a suonare gli strumenti: in questo caso una tastiera, una macchina fotografica. Lo scopo è apparentemente quello di guidare gli altri nello stesso spartito, anzi cento spartiti tra i più belli reperibili nelle Alpi Orobie. La precisione, la cura sono qualità che ci prendono per mano e ci permettono di salire e di scendere là dove sembrerebbe tutto selvaggio. Precisione e cura di chi c’è stato, a volte in più occasioni. Notizie e informazioni di chi è non solo esperto in generale ma piuttosto ha fatto propri quei posti, ne ha interiorizzato la geografia, i suoni e i colori. Quindi Beletti raggiunge alla grande lo scopo apparente: ma come lui stesso avverte, sa di essere “uno scrittore dannato”, uno di quelli “che non si danno pace perché la cercano”.

E’ anche però “quello che vive di illusioni, che crede, scrivendo, di poter aiutare se stesso a cambiare e chi lo legge a incontrare quel qualcosa che lo spinga verso nuovi pensieri”.

Ed ecco quindi che le relazioni tecniche di queste cento splendide scialpinistiche nelle Orobie diventano dei racconti intimi, a volte esilaranti o solo ironici. E più andiamo avanti nella lettura e più ci si conferma l’idea che ciò che scrive Beletti a margine di un itinerario tecnico abbia più che altro lo scopo di dare fiato alla nostra fantasia, fino al punto di sospettare che ci si voglia far perdere, quel tanto che basta in una valle o in un dedalo di piccoli altopiani costellati di boschi, ma anche di più dentro a noi stessi quando rincorriamo le nostre infinite potenzialità. Guadagnare consapevolezze perdendo quelle certezze che l’autore per primo si affanna a non voler affermare. Nella gioia della piccola e continua conquista di quei punti fermi che ci permettono di non perderci davvero.

Monte Pedena 2399 m, da nord-ovest

Scrive Beletti: “I racconti, frutto di avventure e condivisioni, coprono un lunghissimo periodo di esplorazioni nelle Orobie e sono organizzati nell’arco alpino da Ovest verso Est. Tra loro non vi è una logica consequenziale se non quella della voglia di andare, di cercare e cercarsi, di “capire se si è capito” e, complici l’anima e gli Dei, nell’attraversare, attraversarsi. Sono diari di viaggio che affrontano “sentieri” per lo più inediti e, senza dubbio, itinerari che stanno fuori e dentro di noi. Vi metteranno alla prova, vi aiuteranno (spero) ad indagare nel concreto sul corpo e nell’anima. Vi faranno scoprire una vostra maniera di andare, guardare, vedere e possibilmente affrontare il valore della “lentezza”. Questa raccolta è nello stesso tempo un’occasione, un punto di vista, un generatore di dubbi, di idee, un libro fotografico, un manuale di scialpinismo e… un’autobiografia. Scritto senza presunzioni, perché possiate incontrarvi e soprattutto fare tesoro di ciò che non sta scritto, di ciò che scatenerà, di tutto ciò che ancora insieme potremo immaginare. Per il poi… si vedrà“.

 

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