Appennino atto d’amore

La montagna cui tutti apparteniamo
Paolo Piacentini

Edizioni Terre di mezzo

Un libro che accende la voglia di mettersi in cammino
Di Ines Millesimi

L’Appennino? Un bellissimo Cammino di 900 km dove si scoprono angoli commoventi di resistenza nei luoghi distrutti dal terremoto e giovani che hanno deciso di dedicarsi al turismo sostenibile. Ma anche la mancanza da anni di una governance dedicata e intelligente che possa valorizzare le nostre montagne senza stravolgerle. In molte città italiane e in alcuni rifugi Paolo Piacentini sta presentando il suo libro Appennino atto d’amore. La montagna a cui tutti apparteniamo (Ed. Terre di Mezzo, Milano, pp. 135, euro 14). Con una passione coinvolgente che arriva ad ogni tipo di pubblico, l’autore ha deciso di macinare chilometri (non un Cammino precostituito, né quelli di successo tipo la Via Francigena) per parlare con la gente del suo libro e lanciare questa provocazione: prendete lo zaino e incamminatevi in Appennino, ne uscirete con occhi e cuore rinnovati. Si tratta di un vero grido di amore e di allarme per la montagna oggi oggetto di rivalutazione degli esperti di trekking perché più autentica e più selvaggia, meno antropizzata. L’Appennino non é solo terra di scuotimenti sismici, progressivo spopolamento e piccoli paesi avvolti in una magia di luoghi congelati nel tempo e ripopolati puntualmente d’estate, quando le case ereditate dai bisnonni ritrovano nuove vite, e i bambini scoprono la felicità di essere finalmente liberi rincorrendosi nei vicoli.

Paolo Piacentini camminatore – come lui semplicemente si definisce – sente un amore incondizionato per la catena montuosa che caratterizza la spina dorsale della nostra penisola fino alla Calabria, e questo sentimento si è rafforzato negli anni grazie a lunghe e ripetute perlustrazioni raccontate attraverso appunti di viaggio. Iniziato da Riomaggiore, nelle Cinque Terre Liguri e terminato (ma solo per ora) a Castel Madama nei laziali Monti Lucretili, propaggine meridionale dei Sabini da cui proviene la sua famiglia, il viaggio a piedi, in autonomia e con zaino in spalla, è stato l’occasione per conoscere non solo luoghi e terre, ma soprattutto persone forti che vivono e che lavorano, nonostante tutto e nonostante il recente sisma cui il libro fa riferimento, in Appennino. La motivazione personale per iniziare con Peppe, il suo amico piemontese, un cammino così lungo nacque a causa di un grande dolore, la perdita di una persona cara. Era un modo per pensare al futuro svuotandosi dai pensieri ruminanti, dall’ansia e dall’impotenza che acchiappa le persone nei momenti difficili della vita. Piacentini racconta dell’ospitalità a donativo, una formula nuova che è applicata nel Cammino di S. Benedetto con strutture non commerciali (conventi, foresterie di monasteri, case private) che accolgono i pellegrini ad offerta libera. Così la lettura si immerge passo dopo passo nei paesi di cui si è persa memoria, nei luoghi arroccati tra i monti, quelli più fuori mano per evitare incursioni dei nemici nei secoli passati; si lasciano stazioni ferroviarie piccole con treni a due vagoni e si passa per terre alte strappate dall’incuria dal secolare e duro lavoro di pastori, boscaioli, contadini e artigiani che hanno plasmato lo spirito autentico di questi monti, trovando un equilibrio tra uomo e natura, tra sapienze antiche e tradizioni tramandate. Non essendo un libro nostalgico, Piacentini scrive anche di modernità, di accoglienza calda e di turismo slow, di nuove frontiere dell’impiego: come la nuova scommessa del telelavoro che permette di vivere in questi luoghi considerati marginali ma molto più remunerativi sul piano della qualità del tempo, dell’aria e della salute. Un altro style life insomma, che in Europa sta prendendo piede per effetto del rilancio delle piccole comunità.

Efficace l’inserimento nel libro degli aggiornamenti su ogni capitolo distaccati graficamente con una pausa. L’autore ritorna dopo anni sul posto e ricerca quei luoghi precisi o le persone di un tempo, per capire e registrare cosa è cambiato, se i loro sogni, i progetti avviati sono andati a buon fine o naufragati. Piccole storie fatte di soli nomi senza cognomi, di centri minori e marginali, di volti di giovani che vivono con la riscoperta della tradizione culinaria locale e di allevamenti biologici, che danno vita ad associazioni per avviare nuove misure di promozione turistica; ma il racconto è onesto, ci sono anche le piccole storie di sconfitte, i flash sui disastri ambientali. La spesa valeva oggi l’impresa? Gallerie nelle montagne e grandi opere “strategiche” , costruzioni di infrastrutture costosissime e spesso mai finite o poco utili su cui si sono scommesse carriere politiche e imprenditoriali, temi che oggi ritornano ad essere attuali, dibattuti, contrastati e mistificati.

Una parte d’Italia negli ultimi tempi è stata abbandonata, tradita a favore della pianura (dove ci sono aziende e città congestionate) e della costa (dove c’è il turismo di massa), relegandola a sola meta di frettolose gite domenicali “mordi e fuggi”. Paolo Piacentini, con questa sua dichiarazione di amore per gli Appennini e per questa parte d’Italia, suggerisce alcuni modi per riscoprire, ritrovare e riamare queste montagne, ma anche questo paesaggio. A lui, ex Presidente del Parco dei Monti Lucretili, si deve la pubblicizzazione sistematica dei Cammini d’Italia e l’invenzione della Giornata Nazionale del Camminare che si festeggia in ogni città italiana ad Ottobre, con i trekking urbani. Con una bella prefazione dello scrittore e suo amico di camminate Paolo Rumiz, il libro Appennino atto d’amore. La montagna a cui tutti apparteniamo ha il merito di essere scritto in modo semplice, diretto e sincero, come farebbe un reportage fotografico. Del resto questo è il modo di essere di chi lo ha scritto. A riprova riporto questa sua recente dichiarazione: “Visto che si parla sempre di cambiamenti radicali e trasparenza”, dice Paolo Piacentini, “allora accetto pubblicamente l’invito di molti amici che vivono nei Sibillini a candidarmi come prossimo presidente del Parco. Lo so benissimo come funziona la selezione e quali sono le dinamiche politiche ed invece di andare a chiedere sostegni mirati nelle stanze della politica mi metto a disposizione con serenità ed amore appenninico. Ho detto ai miei amici che non cadrà mai la scelta sul mio nome ma io ci sono”. I nostri migliori auguri che questo suo sogno accada.

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