Cerro Torre

60 anni di arrampicata e controversie sul Grido di Pietra
Kelly Cordes
Edizioni Versante Sud, maggio 2018

Già dal titolo dell’edizione originale in inglese, The Tower – A Chronicle of Climbing and Controversy on Cerro Torre (Patagonia, 2014), si comprende che questo libro si appoggia per buona parte sulla nota questione se Cesare Maestri e Toni Egger (caduto e scomparso nella discesa) abbiano o non abbiano salito il Cerro Torre nel 1959. Probabilmente la più grossa controversia della storia dell’alpinismo, questo interrogativo continuerà a occupare pagine e siti di là a venire, a dispetto del fatto che per tanti sia argomento chiuso.

Kelly Cordes è un ottimo storico. Tutte le grandi imprese che hanno avuto come teatro il Cerro Torre sono da lui raccontate nel libro con dovizia di particolari, testimonianze dirette e attenzione alla precisione. Questa storia, così come ce la presenta Cordes, scorrevole, spesso deliziosa, basterebbe già a licenziare quest’opera come uno dei migliori libri storici mai apparsi.

Ma, come dicevo, l’impresa (o tentativo) del 1959 giganteggia per almeno due terzi del libro: perché, dopo i primi dubbi sollevati da Jim Donini e compagni assieme a Ken Wilson, dopo i plurimi tentativi degli austriaci amici di Toni Egger di ripetere quella via alla ricerca di prove, ci hanno pensato Rolando Garibotti ed Ermanno Salvaterra a spostare l’incredulità diffusa verso un terreno di quasi certezza (per loro assoluta). La loro salita di El Arca de los Vientos del 2005 è un capolavoro che si appoggia sul mistero di Maestri: è lo stesso itinerario visto con gli occhi della realtà, anche se realtà di quasi cinquant’anni dopo, a ciclo climatico altamente trasformato.

Cordes affronta l’argomento tentando di essere oggettivo, in molti punti diventa quasi l’avvocato difensore di Maestri, ma alla fine emette il suo giudizio, quasi “al di là di ogni ragionevole dubbio”. La colpevolezza di Maestri è sfumata dai molti tentativi dell’autore di darne giustificazione: le famose “attenuanti”.

Non è un’accusa dura la sua, emotivamente Cordes vorrebbe che a Maestri e Fava fosse data una qualche chance. Che lui cerca ma invano. Siamo ben lontani dal clima dell’altro libro che precede questo, quello di Reinhold Messner, Il Grido di Pietra (Corbaccio, 2009). Ma per Cordes i fatti sono fatti. E alla fine il giudizio è emesso, a dispetto prima di tutto dell’autore, che ha cercato le chance ogni dove, rovistando in cronache dimenticate e intervistando i diretti interessati con l’atteggiamento il più amichevole possibile. Anzi è proprio questo il disagio dell’autore che il lettore percepisce: dover emettere un giudizio negativo a dispetto della quasi amicizia nata con il figlio di Cesarino Fava e dell’enorme rispetto che comunque a Cesare Maestri è ancora dovuto per le centinaia di altre sue imprese.

Questo è lo stile di Cordes: un’oggettività storica molto “britannica”, temperata da un’umanità molto “americana”, in certi punti quasi “italiana”.

Alessandro Gogna

Pubblicato il