Introduzione a “GliArchiviRitrovati”

di Alessandro Gogna

Gliarchiviritrovati, di Giuseppe Popi Miotti, 180 pagg., 22×22 cm, prodotto in proprio, maggio 2013.

Nel 1984, in occasione dell’uscita di A piedi in Valtellina, un libro che Giuseppe Miotti e io producemmo a quattro mani, scrivevo:

«La prima volta che vidi le montagne della provincia di Sondrio fu in occasione del nostro tentativo di ascensione invernale alla parete nord-est del Pizzo Badile, in quel lontano fine d’anno 1967. Prove­niente dalle mie liguri terre natie, pur avendo già una discreta cono­scenza di altre Alpi più note e celebrate, non mi ero mai spinto su queste montagne delle Alpi Centrali. L’impatto fu violento, perché per la prima volta mettevo piede su terreno a me sconosciuto e per di più nella stagione più rigida. L’impressione che n’ebbi fu sconvolgen­te e in seguito si mantenne nel tempo: la violenza iniziale si perse len­tamente nei ricordi ottimistici di una splendida esperienza vittoriosa e rimase un languido ricordo di quelle valli, una malinconia di distacco, una gioia rinnovata a ogni mio ritorno. Infatti in seguito tornai, decine e decine di volte, in ogni stagione: divenni amico di queste montagne.

Giuseppe Miotti (Popi per tutti gli amici) è invece nato tra questi monti e, contrariamente a tanti altri suoi concittadini, sentì molto presto dentro di sé, innata, l’esigenza insopprimibile di amare questa terra così aspra e quindi di percorrerla e di conoscerla. Sviluppò così una solida esperienza, un archivio mentale di dati ed episodi, un’ati­pica e pervicace volontà di difesa della propria terra». E della propria individualità, aggiungo oggi.

Quindi gli devo molto, riguardo alla grande considerazione che ho delle montagne in cui lui si è formato come alpinista; e gli devo molto anche al riguardo del sentiero che ho intrapreso, perché è consolatorio e tonificante accorgersi di non essere proprio da soli.

Risale al 1977 il primo nostro incontro a casa mia a Milano. Dopo di quello ce ne furono tanti altri, parlammo molto assieme, e non solo di scalate e di gradi di difficoltà. Arrampicammo assieme più volte, anche in alcune prime ascensioni. Concepimmo A piedi in Valtellina e lo portammo a termine in piena sintonia. Poi ci accordammo per lavorare assieme in una nuova società, la K3. Il sodalizio durò almeno sette anni, periodo in cui la figura di Giuseppe Miotti, lungi dal cedere alle seducenti tentazioni di un graduale e pigro invecchiamento travestito da efficienza fisica e atletica, sbocciò tra gioie e sofferenze alla ricerca della propria vera individualità.

Per questo motivo, a un certo punto, Popi preferì staccarsi e fare la sua strada, sia lavorativa che di uomo, lontano da quella figura paterna che io in qualche modo rappresentavo, volente o nolente.

Lo capii, lo rispettai. E gli fui ancora più affezionato.

Giuseppe “Popi” Miotti

Con motivazioni così differenti e con nascite così diverse e lontane, si può dire che ciò che ci ha spinti ad arrampicare e a lavorare assieme è stato proprio il comune amore per un alpinismo che fosse scuola di vita ma soprattutto di crescita interiore.

Ebbene, sì. La Voce è stato ed è un minimo comune denominatore, tra noi. Quell’autorità interiore che ci viene in soccorso quando siamo disperati e quando stiamo facendo grossi errori.

Le nostre sono due Voci diverse, ma accomunate dal fatto di essere ugualmente energiche e autorevoli dal momento in cui si sono fatte riconoscere ai diretti interessati. Due Voci che non hanno avuto bisogno di ridere o soffrire assieme, scalare o lavorare assieme per sapere perché mai si erano incontrate.

La sua Voce gli ha ispirato questo libro riga per riga, archivio per archivio, immagine per immagine: e io mi auguro che il lettore sappia farne l’uso migliore, cioè intraprendere il faticoso cammino del riconoscimento della Voce propria.

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