Siberia -71°

Simone Moro, soprannominato il re del freddo per il grande numero di salite invernali, non necessita di presentazioni. In questo libro dimostra ancora di più quanto questo nome sia azzeccato.

Simone e Tamara

Girovagando senza fine tra le pagine di Facebook scopre una “figata” di posto, il più freddo del pianeta: Jacuzia, Siberia dell’Est. Qui si trova un gruppo montuoso sconosciuto, i Monti Cerskij, eponimo dello scopritore, l’esploratore Jan Cerskij. Questa catena, lunga più di 1500 km, presenta una vetta più alta di tutte. Il Pik Pobeda supera di poco i 3.000 metri.

La difficoltà tecnica non risiede nell’altitudine, bensì nelle condizioni di clima e temperatura.

Simone non solo vuole raggiungere la vetta, ma lo vuole fare in inverno. Il posto più alto, del posto più freddo, nella stagione più fredda. Sceglie Tamara Lunger come compagna di viaggio, alpinista con anni di amicizia consolidata alle spalle.

La pianificazione della spedizione viene descritta nei suoi dettagli più tecnici, ogni strumento adottato viene motivato in maniera didascalica. Dai GPS più sofisticati alle classiche bandierine segnavia, passando per il cibo e i bob (in sostituzione delle più onerose pulke, le slitte siberiane).

Inizia il viaggio, tappa a Mosca, passaggio per Jakutsk e finalmente la partenza verso il cuore della Siberia. Un lungo, tortuoso e freddo viaggio lungo zimnik (greto del fiume), strade ghiacciate e tracce porta Simone e Tamara al villaggio di Sasyr, dove si organizza il campo base.

 

“L’ordinarietà, la normalità di quell’attività (pastorizia N.d.A.) svolta in condizioni tutt’altro che facili, non solo dal punto di vista climatico ma anche dell’isolamento, la rendevano di una bellezza disarmante”.

 

Qui le giornate si alternano tra la scoperta della cultura del selvaggio est e gli allenamenti per acclimatarsi e tracciare l’itinerario per arrivare alla base della montagna, piazzare il campo avanzato e definire l’ascesa alla vetta. Tracciano 30 km di neve polverosa sprofondando fino al bacino, nonostante gli sci larghi, con temperature di 60-70° sottozero. Dormono in tenda con il freddo siberiano, per fortuna hanno le pelli di renna. Decidono di salire in giornata dal campo avanzato, una giornata no-stop da iniziare e finire al buio.

 

“L’acqua è probabilmente il bene più prezioso, meglio allora non sprecarne neanche un goccio”.

 

L’arrivo delle condizioni meteo propizie sancisce la partenza per il campo avanzato e ilone-push. L’avvicinamento alla parete, la salita dei tratti di misto e la fortuna delle temperature “calde”, non inferiori ai -40°, portano alla conquista della vetta, Pik Pobeda (3.003 m) in prima invernale, Simone Moro e Tamara Lunger.

La discesa è tutt’altro che scontata, la fatica, le brutte condizioni della neve, i problemi con le attrezzature prototipo però non li fermano. Possono solo continuare a muoversi. Buio completo.

Simone riconosce il lumino della sigaretta accesa del loro trasportatore.

 

“La prima e unica sigaretta che ho amato in vita mia!”

 

Il peggio è passato.

Oneste sono le conclusioni che raggiunge Simone, in un mondo dove i social media ci stanno dominando, stiamo perdendo il vero senso del dono più grande che abbiamo, la vita. Lui lo ritrova in queste esperienze. E voi?

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