Io, gli ottomila e la libertà – Tamara Lunger

È il titolo del libro di una delle alpiniste più forti del momento: nata come scialpinista (campione mondiale under 23), abbandona il mondo il circuito agonistico per entrare in quello dell’alpinismo himalayano e non solo.

Il successo mediatico viene definitivamente raggiunto con il tentativo di salita del Nanga Parbat 8126 m in invernale, interrotosi a 70 metri dalla cima.

Un libro in cui l’autrice si analizza introspettivamente, in maniera trasparente.

Tamara Lunger

Si coglie chi è Tamara, professionista, ma conquistatrice di ogni suo singolo successo sia in gara che in alpinismo. Molto competitiva nel periodo agonistico, fino a quando non rimane nauseata delle gare e dalle competizioni.

Lo sport che amavo tanto stava diventando una sorta di incubo

Inizia a voler raggiungere i propri sogni, le montagne più alte del mondo, e così, grazie all’amicizia con Simone Moro, entra nel circolo degli alpinisti di alta quota.

I dolori sono tanti sia in amore, sia per la perdita di chi riteneva uno degli himalaysti più forti del momento (Tomaž Humar), ma la forza e la determinazione dell’alpinista altoatesina sono maggiori.
Arriva a tentare il Nanga Parbat in inverno, questa volta insieme al suo grande mentore e amico Simone Moro.

Nel libro si coglie come l’alpinismo moderno sia viziato dalla presenza dei social network, delle agenzie di stampa e dei mass media che caricano di ansia gli alpinisti, talvolta facendo perdere loro di vista l’obiettivo e la salita.

Tamara (Tami) non vuole cadere e non cade in questo gioco, lei rimane integerrima e fedele ai propri principi, la montagna è la sua vita e nulla potrà toglierla dalla sua destinazione.

Il racconto della salita al Nanga è avvincente e avventuroso, ricco di insidie, ogni campo diventa una singola sfida che Tamara deve combattere da sola, nonostante gli altri compagni.

Questa sensazione diventa ancora più veritiera nel tentativo, purtroppofallito, di arrivare alla vetta: qui i demoni di Tami escono, li combatte fino a 70 metri dalla cima. Capisce che se continua non può tornare più indietro.

Il rientro è un’altra lotta e solo quando riesce a riabbracciare i suoi compagni può gioire e ringraziare Dio di averla tenuta in vita.

Amante delle montagne:
Se dipendesse da me, passerei almeno 340 giorni all’anno in montagna

Legata alla sua famiglia:
I miei genitori, assieme ai miei nonni rimangono un modello per me: non avevano molto, ma hanno raggiunto quello che volevano o quello che per loro era importante

Tami rappresenta il presente dell’alpinismo, la cima non è l’obiettivo, ma lo è il percorso che porta alla vetta e alla crescita di sé stessi.

Un libro che descrive un’alpinista e una donna dalla tenacia fuori dal normale. Consigliato perché mostra l’umanità e la fragilità delle persone che riteniamo indistruttibili.

Solo con la determinazione, la forza di volontà e dei sani valori si riesce a superare la crisi e la difficoltà.

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