Val Grande in verticale

Se chiediamo a un giovane climber italiano, magari non proprio piemontese, se conosce l’esistenza della valle dell’Orco e di quelle sue vie di scalata che hanno segnato un momento di particolare importanza nella storia dell’arrampicata, abbiamo buone probabilità che questi risponda “sì”. E in effetti si è fatto un gran parlare e un gran scrivere di Caporal, Sergent e Scoglio di Mroz. Ma se allo stesso arrampicatore chiediamo se sa cosa sia il vallone di Sea o, peggio ancora, la val Grande di Lanzo (da non confondere con la val Grande e il suo parco nazionale in provincia di Ossola-Verbania), le probabilità di un capo scosso in senso negativo e dubbioso aumentano vertiginosamente.

Eppure in val Grande figura quel Bec di Mea che nel gennaio 1968 vide l’apertura della via del Naso: la cordata d’eccezione di Gian Piero Motti e Gian Carlo Grassi, seguiti dal non da meno Ugo Manera con Carlo Carlaccio Carena, aprono con gli scarponi ai piedi un itinerario che è una tappa fondamentale nel processo che porterà l’arrampicata piemontese a ciò che poi fu chiamato Nuovo Mattino. Lo sviluppo mentale dell’ottica di questa salita sfocerà con le aperture che sono considerate l’atto di nascita del Nuovo Mattino, e cioè la via dei Tempi moderni al Caporal e la via Machetto allo Scoglio di Mroz (entrambe aperte nello stesso giorno dell’ottobre 1972).

Eppure, l’esplorazione cominciata negli anni Settanta del vallone di Sea, la prolunga a monte della val Grande di Lanzo, era arrivata alla compilazione (1987) di Sogno di Sea, nata dall’incommensurabile passione di Gian Carlo Grassi per quei luoghi selvaggi e poco conosciuti. Ancora oggi dire “vallone di Sea” significa evocare i tempi delle “antiche sere”, significa essere o non essere pronti per un grande viaggio nell’avventura. I pochi che ci sono stati ne sono tornati con la luce della scoperta negli occhi, ma nessuno ne ha scritto mai (a parte Grassi). Ed ecco spiegato perché a quella domanda, il nostro arrampicatore tipo scuote la testa.

Questa nuova guida Val Grande in verticale, edita da IdeaMontagna, consta della bellezza di 496 pagine ricche di illustrazioni e disegni. E’ una guida completa perché vi compaiono tutti gli itinerari, perfino quelli boulder. E’ un magnifico passaporto per scalate, per la maggior parte trad, delle quali in precedenza i più non sospettavano neppure l’esistenza. Il resoconto dell’esplorazione approfondita di questa valle e della sua appendice finale (il vallone di Sea) è un atto dovuto, un gesto di grande rispetto per tutti coloro che in silenzio hanno portato avanti questo genere di alpinismo in tempi in cui trionfava e ancora trionfa la mentalità sportiva. Con questa guida vengono alla luce pagine e pagine di vera storia: relazioni e notizie che lasciano ampio spazio alla fantasia per rivisitare a nostro gusto ciò che è stato celato alla storia per tanto tempo.

Gli autori sono quattro: i fratelli Luca e Matteo Enrico, più giovani, protagonisti di numerose aperture e di tantissime ripetizioni con sistemazione di soste e pulizia generale degli itinerari; Elio Bonfanti, che frequentava questi luoghi assieme a Gian Carlo Grassi e che non ha ancora smesso di farlo; e infine Marco Blatto, l’uomo che oggi è di certo il detentore della sapienza relativa a tutte e tre le valli di Lanzo: l’uomo senza il quale qualunque iniziativa editoriale nascerebbe monca. L’unione di queste quattro eccellenze ha creato una guida che colma un vuoto e che non dovrebbe mancare negli scaffali degli appassionati di montagna.

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