A ognuno il suo

di Mattia Dori, pubblicato su Clean Outdoor Manifesto in data 29 aprile 2020

Diversi modi e filosofie di andare in natura
Da sempre, o quantomeno da quando ho memoria, amo la natura ed in particolare la wilderness. Me ne sento parte, sento una connessione con gli elementi impossibile da ignorare.

Nella mia vita ho amato fruire in molti modi della montagna e dell’ambiente naturale. Ho provato e provo tuttora gioia a correre sui sentieri, nel fresco dei boschi e nella calura delle pietraie. Trovo bellissimo condividere con gli amici una gita per rifugi o per cime. Ma quello di cui non posso veramente fare a meno è di immergermi totalmente nella natura in silenzio, in punta di piedi, cercando gli animali selvatici per tentare di fotografarli nel loro ambiente. Forse esiste un qualche istinto primordiale che mi spinge a farlo. In fondo l’uomo è cacciatore.

Passo Gavia. Foto: Mattia Dori

Questa attività, la fotografia naturalistica, mi permette di avere un posto in prima fila nello spettacolo che la natura offre. Certo non è facile, ma quando ti trovi nel posto giusto al momento giusto la ricompensa è immensa.

Quando sono nella natura a fotografare abbandono, almeno in parte, le abitudini di un normale essere umano che fa una qualunque attività all’aperto. Cerco di essere in piena connessione con l’ambiente, ascolto meno il cervello e più l’istinto. I sentieri che seguo non sono quelli segnati di rosso e bianco ma sono quelli appena visibili lasciati dagli animali. Li cerco nella terra morbida, nel fango o nell’erba calpestata da poco. Non solo con la vista ma utilizzo tutti i sensi. Un sasso che rotola dall’alto, un fruscio di foglie secche o ancora un odore portato dal vento che indica la presenza di un animale.

Durante i lunghi appostamenti, aspettando un qualcosa che non sempre arriva, nascosto sotto un mugo o in un cespuglio mi capita spesso di pensare ai diversi modi che abbiamo di approcciare la natura. Vedo spesso molte persone che per una prestazione guardano di più l’orologio, che con urgenza gli sbatte in faccia i minuti che inesorabilmente sfuggono, che il paesaggio attraversato. Persone che con la loro rumorosa presenza fanno scappare tutti gli animali in un’area di qualche chilometro, o ancora molte persone semplicemente distratte che non hanno idea di quello che hanno attorno. Ovviamente ognuno è libero di fare ciò che vuole ed è giusto che lo faccia a patto di rispettare il padrone di casa. Non ho certo la presunzione di giudicare cosa sia meglio.

Però non posso che sentirmi fortunato o meglio più fortunato nel poter assistere a quello che la natura offre quando ci rendiamo meno visibili. Scene degne di un documentario sulla selvaggia Alaska ma a qualche chilometro da casa, sul Monte Bondone per esempio.

Camoscio. Foto: Mattia Dori

In fondo è la sensibilità di ognuno che fa la differenza, la percezione della natura a mio avviso scorre di più nelle vene che nelle sinapsi del cervello, è quello che senti, un’inclinazione, non è solo una questione di cultura.

Mi piacerebbe che si diffondesse un sentimento di vero rispetto e semplice ammirazione per le bellezze naturali che ci circondano. Con una maggiore sensibilità in questo senso molte scelte anche a livello politico sarebbero più giuste e coerenti.

In questo periodo la natura è fisicamente lontana da tutti noi, a forza, ma forse proprio questa lontananza ci può dare degli spunti positivi per valutare il rapporto che ha l’uomo moderno con l’ambiente. La nostalgia della nostra libertà la possiamo sfruttare per valutare quanto noi, come singoli individui, impattiamo sulla natura e cosa questa significhi per la nostra vita. Dobbiamo per forza credere che la differenza venga dal singolo e dai piccoli gesti che ognuno fa nel quotidiano.

Dobbiamo capire che il valore che ha l’ambiente è un valore assoluto.  Non può essere valutato in base al ritorno economico che ha per l’uomo.

Piviere Tortolino. Foto: Mattia Dori.

Sono convinto che le risposte a tutte le domande che ci faremo in questo senso siano più semplici di quello che crediamo.

Quindi spero che la prossima volta che ognuno di noi andrà a fare outdoor lo faccia con una sensibilità nuova, amplificata da questa quarantena forzata. Prendiamoci il lusso di rallentare, di assaporare anche le più piccole cose che la natura mostra ad un occhio attento. Impariamo ad ascoltare il silenzio e ad annusare l’aria fresca da nord.

Prima di tutto noi siamo natura!

 

 

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