Nihil difficile volenti

di Lucio Virzì
(dal suo profilo facebook, 4 giugno 2020)

Chi mi conosce sa quanto odi la retorica del ventennio, che si è appropriata di questo motto latino di difficile attribuzione. Non ho studiato il latino ma amo questa massima, e da sempre vivo la mia vita in questo modo.

Il 25 maggio, dopo l’annuncio della riapertura della circolazione fra le regioni una idea ha cominciato a farsi strada dentro di me: passare in Abruzzo allo scoccare della mezzanotte del 2 giugno 2020 e salire in notturna il Corno Grande per la direttissima, per vedere l’alba dal tetto dell’Appennino.

Ho raccontato l’idea ai colleghi della redazione, e c’è stato chi ha iniziato subito a fare previsioni meteo, e chi si è studiato i DPCM per vedere esattamente come e quando sarebbe potuta iniziare l’avventura.

Per rendere tutto più interessante ho pensato di portare con me una camera a 360° Labpano Pilot Era, batterie, router, cavi e telefoni vari di backup.

Si comincia a preparare lo zaino

Poiché pensavo di poter dormire in cima per un po’, mi sono portato anche l’occorrente per un bivacco. Inoltre, visto che non sapevo esattamente che condizioni avrei trovato salendo, ho portato una mezza corda e materiale per una ritirata in corda doppia di emergenza. Risultato: zaino di 20 Kg…

Per qualche giorno ho provato a lanciare l’amo cercando qualcuno con cui condividere questa esperienza, ma le richieste sono andate a vuoto, un po’ per impegni già presi un po’ per timore che la cosa potesse assumere connotati… tragici!

Il 2 giugno, dopo aver fatto un po’ (532) foto alle Frecce Tricolori sopra casa, ho controllato il meteo fino all’ultimo momento, nei giorni precedenti aveva nevicato, ed anche la mattina stessa del 2 sembrava avesse fatto un temporale nevoso, ma per la notte ci sarebbe stata una tregua; ho mangiato, guardato un po’ di TV, preparato l’evento live per la diretta a 360° e avvisato i soci, lasciato il solito foglio con tutte le mie credenziali, password e quant’altro (sempre meglio pensare al peggio ed alla comodità di chi rimane) sul tavolo in salone, mi sono messo lo zaino sulle spalle ed alle 22.45 sono uscito.

Inutile dire che quello è stato solo il primo dei tanti momenti in cui ho pensato: ma chi me lo fa fare? Non riesco a dare una definizione più appropriata di “uscire dalla propria zona di comfort” che mettersi in viaggio con 20 Kg di zaino, di notte, e sapere di non poter tornare a dormire che la sera del giorno dopo…

Devo dire che al casello è stata un’emozione tirare fuori il Telepass e ricominciare a contribuire al mantenimento dell’Autostrada dei Parchi 😂. Non ho incontrato molte macchine, ed alle 23.30 ero virtualmente in Abruzzo, avendo superato il confine vicino Carsoli.

Arrivato a L’Aquila ho cominciato a vedere il cielo rischiarato da qualche fulmine… e questo mi ha fatto pensare un altra volta di tornare indietro, ma ho pensato di continuare per vedere quale fosse la situazione in quota.

Sapevo che le pattuglie atte a far rispettare il DPCM, in particolare il confinamento regionale, sarebbero state all’uscita del casello di Assergi, e così, dopo averle incrociate sull’A24 andare via in direzione opposta, alle 00.01 del 3 giugno, fase 3 del lockdown, ero finalmente in Abruzzo!

Il parcheggio di Campo Imperatore è, come si può immaginare, completamente vuoto. Esco per sentire la temperatura, gradevole, e per dare una occhiata in direzione del Corno Grande: non si vede nulla, le nuvole si spostano rapide, occultando la luna e le stelle, ma non mi sembra di vedere più fulmini. Un altro momento in cui trovare una scusa per tornare indietro passa rapidamente, indosso gli scarponi, la tenuta invernale, intimo termico, pile e guscio, carico lo zaino e mi incammino. E’ l’una.

L’osservatorio di Campo Imperatore

La sensazione di isolamento (finalmente, dopo mesi e mesi di isolamento 😃) è forte, riesco a sentire solo il battito del mio cuore, e per concentrarmi ancora di più sulle sensazioni, ogni tanto spengo anche la frontale, e quando la luna riesce a trovare un varco in mezzo alle nuvole, la vista è bellissima.

Non troppo velocemente, senza incontrare neve, se si eccettua una lunga lingua che scende da Monte Aquila, arrivo al Sassone alle 2.40.

Il Sassone

Arrivato qui comincio a pensare che riuscirò ad essere in cima per l’alba, e che tutto il progetto potrebbe essere fattibile. Ma ancora non sono riuscito a vedere le condizioni del canale della centrale. Come lo troverò? Sgombro di neve? In condizioni invernali? Comincio a salire verso il canale e lo trovo ingombro di neve fresca e inconsistente. Provo a salire con gli scarponi senza ramponi, si affonda oltre il ginocchio una volta rotta la sottile crosta ghiacciata, ma sotto, alla fine, mi sembra di sentire un po’ di ghiaccio. Quindi decido di indossare i ramponi e usare una picca. Voglio fare l’intero percorso estivo, compresa la paretina in alto dopo il pilastro, quindi rimarrò sempre all’interno del canale, indipendentemente dalle condizioni in cui lo troverò. Non me la sento di allontanarmi dal percorso (anche se ho un GPS con me), vista la scarsa visibilità: all’interno della nuvola, anche con la frontale al massimo, non ci sono più di 4-5 metri di visuale.

L’inizio del canale della direttissima
La prima strettoia

Alle strettoie l’accumulo di neve fresca è importante, e se non sto attento sprofondo fino alla vita; il rischio in questi casi è di poggiare tutto il peso (ed io sto a 100 kg con lo zaino…) su nulla, o infilarsi fra due rocce. Quindi pulisco un po’ la via con la piccozza, cercando gli appigli sulla roccia, e dove c’è un po’ di rigelo notturno, procedo con i ramponi in sicurezza.

L’arrampicata è un po’ mista, e raramente si riesce a far presa sul ghiaccio che si nasconde sotto la coltre di neve fresca; più spesso uso i ramponi e la piccozza sulla roccia.

Proseguo rimanendo nel canale, con neve un po’ più portante, superando un altra strettoia con un po’ di rigelo, ed arrivo in breve alla base del torrione che normalmente fa da spartiacque fra la direttissima invernale e quella estiva.

Alla base del torrione è impossibile sbagliarsi, anche in inverno; come ho già scritto ho deciso di percorrere il tracciato estivo (del resto siamo al 3 giugno…) e quindi punto a destra, verso la paretina.

Qui trovo la fessurina su cui normalmente salgo, piena di neve, e sopra anche un po’ di vetrato, decido allora di proseguire a destra, guadagnando qualche metro sulla neve, per poi salire sul più facile, senza togliere i ramponi, perché è già tardi e rischio di “bucare” l’alba. Mi ritrovo così, senza rendermene conto, a fare un traverso di 4-5 metri sui ramponi, su vetrato e incrostazioni di ghiaccio, il passaggio più delicato di tutta la salita.

La fessura della paretina a metà via

Rapidamente supero il resto del canale e la parte terrazzata, fino a giungere al passaggio che molti trovano ostico e che faccio tutto in punta di ramponi, passando da una parte all’altra del canalino.

Si sta facendo tardi, e i primi chiarori cominciano a far uscire sempre più roccia dall’oscurità, dandomi modo di vedere dove sono passato, sono ormai le 5:05 e l’alba è prossima, ma mancano solo 50 metri alla vetta.

L’ultima parte della direttissima, verso l’alba

Comincio ad accelerare, non vorrei arrivare lungo, nella mia testa ho ancora l’obiettivo di far partire la diretta sulla pagina facebook di Appennino.tv forse qualcuno si è svegliato apposta.

Appena vedo la croce di vetta, vengo circondato da un bagliore roseo-arancione, e capisco di essere arrivato un po’ in ritardo, ma pazienza, sono le 5:40, smonto lo zaino, monto la camera a 360 e preparo la diretta; l’atmosfera è magica, la solitudine assoluta, e il freddo molto pungente, i -8° previsti ci sono tutti e con il windchill ne sento molti di meno, costretto come sono a levare i guanti per poter sistemare tutte le apparecchiature.

Nel video la camera Labpano Pilot Era usata per la live a 360°

Ovviamente il router non ha segnale, quindi devo fare delle prove con i due smartphone, inserire password degli hotspot che, nel frattempo, per non so quale motivo, si sono rimosse dalla camera, trovare gli occhiali… ecc. ecc. ma alla fine riesco a far partire la diretta.

Mentre arrivavo, Francesco, che avrebbe voluto essere con me, si apprestava a salire il Velino ed è stato il primo a collegarsi alla diretta.

La diretta dalla vetta

Perdonate la bassa qualità del video, ma la connettività, nonostante abbia provato tre operatori diversi, non è in grado di garantire un flusso 4K ad alto frame rate. Ho realizzato anche altri video e timelapse, ma richiedono tempo per l’elaborazione.

La vista dalla vetta, durante l’alba è stata eccezionale e, con la scusa di aspettare che salisse qualcuno a farmi compagnia, dopo essermi fatto un caffè, aver fatto altre riprese a 360, mi sono deciso a scendere verso le 7.00.

L’anticima e Campo Imperatore
Il Corno Piccolo dietro l’anticima e la sella di accesso al ghiacciaio del Calderone
La vetta orientale, con il riflesso del sole sul mare Adriatico
Il bivacco Bafile

Mentre mi accingevo a preparare lo zaino per la discesa, mi sono accorto di un movimento lontano, ho guardato verso Ovest, ed ho visto la mia immagine in un “gloria”. E’ un fenomeno ottico che si verifica in condizioni abbastanza particolari, ne potete leggere su Wikipedia.

Il mio “gloria

La discesa è avvenuta per la Via delle Creste, mai percorsa prima da me, ed è stata una piacevole scoperta. Del resto, la normale era invasa da neve ghiacciata, ed avrebbe rallentato ulteriormente la discesa. Lungo la via delle creste il colpo d’occhio sul Corno Piccolo e sull’Intermesoli è meraviglioso. Per prendere la Via delle Creste, scendere verso la normale, e arrivati sul bordo che affaccia sul ghiacciaio del Calderone, deviare a sinistra, dove segnalato.

La cresta di discesa, a sinistra le tracce della normale

La via delle creste è un entusiasmante percorso sul fil di cresta, piuttosto intuitivo, interrotto da alcuni semplici salti di roccia, in alcuni casi agevolati da un corrimano fisso. E’ possibile scendere tenendosi sempre in cresta, come ho fatto, o seguire i bolli, che fanno evitare i tratti più esposti.

Via delle Creste e Pizzo Intermesoli

Prestare particolare attenzione agli accumuli di neve scendendo, possono essere insidiosi. La vista è sempre eccezionale.

Giunto alla sella di Monte Aquila vedo ormai il traguardo a portata, dopo parecchi km, tanto sonno, e guardo il cartello che avevo incrociato di notte, con la parete del Corno Grande di sfondo. La quantità di neve potrebbe sembrare marginale vista da qui, ma come avete avuto modo di vedere, lungo la via di salita gli accumuli possono rendere tutto più complicato.

Dalla Sella di Monte Aquila, uno sguardo sul Gran Sasso: da sinistra, il canale Bissolati, quasi del tutto secco, Il Tempio, la direttissima al centro, con il canale innevato più evidente, e poi il Moriggia-Acitelli.

Una grandissima avventura per me, una prima volta in notturna sul Corno Grande, un isolamento mai provato, una esperienza psicologica, più che tecnica, unica. Forse potrà far sorridere chi è abituato a ben altre imprese, ma per me è stata la prima uscita di una certa importanza dopo il lockdown in “terra straniera”, la prima volta sulla Via delle Creste ed il primo “gloria” che abbia mai visto. Sono molto felice anche di essere riuscito a trasmettervi la gioia e l’emozione della prima alba della Fase 3 in vetta, non è stato facile pianificare il tutto e, soprattutto, portare su uno zaino da 20 Kg pieno di camere, batterie e telefoni.

Difficile tornare alla vita “normale” ed in ufficio dopo una giornata così.

Ringrazio i colleghi di Appennino.tv per avermi aiutato a diffondere la diretta e per il supporto morale, Labpano per aver fornito la camera 360 con cui è stato possibile realizzare la live, e soprattutto chi si è alzato alle 5.00 per seguirmi su FB.

 

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