Salute Ambientale

di Paolo Bursi, pubblicato su Ecochange in data 02 giugno 2020

Ricercando il significato del termine prevenzione sul vocabolario si legge “adozione di una serie di provvedimenti, per cautelarsi da un male futuro”.

La maggior parte delle persone associa la prevenzione al suo significato medico, in cui la serie di provvedimenti che si adottano sono necessari per evitare, o ridurre al minimo, il rischio che insorga una patologia. Molti ancora conosceranno la prevenzione sul posto di lavoro: il “corso sicurezza sul posto di lavoro” viene considerato un obbligo superfluo dalla maggior parte dei lavoratori; bisogna seguire il video-corso online, spesso in orario extra-lavorativo, che fornisce informazioni nozionistiche poco interessanti e, si suppone, già note. Ancora meno nota è la prevenzione in ambito ambientale, che rappresenta, da definizione, “la gestione del rischio associato a disastri o calamità naturali”.

Al concetto di prevenzione si associa l’idea di salute, che però viene poco enfatizzata; o meglio, in medicina, a fatica, si riesce a fare intuire che le misure preventive che vengono proposte servono per garantire la salute dell’individuo. Se già in ambito medico far passare questo messaggio è un’impresa non da poco, molto più difficile è far capire al lavoratore che i comportamenti che deve attuare servono per migliorare la sua salute sul posto di lavoro.

A mio avviso, invece, non si è quasi mai sentito parlare di salute ambientale, la prevenzione ambientale sembra solo indirizzata a evitare i cataclismi ambientali, per un solo fine di arginare il disastro ambientale e ridurre gli interventi economici per risolverlo.

Manca nell’idea collettiva il concetto della Salute Ambientale.

Mascherine abbandonate post Covid-19. Foto: Paolo Bursi

Analizziamo come dovrebbe funzionare idealmente la prevenzione in medicina e, quindi, il mantenimento della salute. Sì, perché l’essere umano, come tutte le componenti dell’universo è vincolato al II principio della termodinamica, secondo cui l’entropia, il caos di un sistema, continua a crescere con lo scorrere del tempo. Qualunque struttura animata o inanimata, più passa il tempo e più va incontro ad un aumento del disordine; questo disordine si può presentare in tantissime maniere, per una montagna può essere l’erosione o lo sgretolamento, per un essere vivente la progressiva alterazione o la perdita di controllo delle proprie funzioni vitali, per una stanza il progressivo disordine con accumulo di sporco e polvere. Questo esempio si potrebbe calare in qualsiasi struttura appartenente all’Universo che conosciamo.

Naturalmente è presente un sistema di controllo che abbassa continuamente il manifestarsi dell’entropia e quindi permette di tenerla sotto controllo e di monitorarla: le montagne, grazie alla spinta tettonica, ricevono lo stimolo a combattere l’erosione, l’essere vivente combatte le perdite di controllo con il ricambio cellulare e la rinnovazione tissutale, la stanza viene quotidianamente o, alla peggio, settimanalmente pulita.

È logico aspettarsi che nel momento in cui viene meno questa forza di controllo entropico, allora l’entropia prende la meglio e porta progressivamente alla degradazione della struttura: la montagna si erode, l’essere vivente muore e la stanza diventa invivibile.

Sassolungo dalla cima del Piz Ciavazes. Foto: Paolo Bursi

La prevenzione medica agisce proprio su questo aspetto, permettendo di controllare progressivamente le azioni del tempo sull’individuo e mirando a garantire il massimo livello di salute possibile. Il controllo si ottiene agendo su piccoli cambiamenti, che appaiono talvolta insignificanti, ma che, nel lungo termine, determinano la differenza per quanto riguarda la salute cellulare, tissutale, degli organi e in generale dell’individuo. L’unica richiesta che viene fatta da chi applica la prevenzione è solo una: costanza e continuitàAd un’inazione, corrisponde il sopravvento dell’entropia.

La cosa più drammatica è che quando si ricomincia a contrastare l’azione entropica, non si riparte dai livelli a cui si era rimasti, ma dal livello a cui la degradazione viene interrotta.

Facendo un paragone tra medicina e ambiente, mi pare chiaro come i concetti di prevenzione medica e ambientale sono quanto mai distanti. La medicina preventiva è nata sì, con l’idea di bloccare le grandi calamità naturali; infatti il primo epidemiologo (medico preventivo) moderno viene considerato John Snow, che nella prima metà dell’800 blocca un’epidemia di colera a Londra. Da questo evento, la medicina preventiva si è progressivamente sviluppata per ottenere il controllo di tutte le patologie che interessano l’uomo, non solo le gravi epidemie.

La prevenzione ambientale, che si occupa solamente di prevenire i disastri ambientali, è indietro di circa 2 secoli rispetto alla prevenzione medica. Si dovrebbe puntare ad una prevenzione ambientale più capillare, il cui obiettivo non sia quello di prevenire i disastri, ma quello di prevenire la singola alterazione ecologica, per raggiungere e mantenere la Salute Ambientale.

Il mantenimento della salute rappresenta l’unico mezzo che abbiamo per contrastare la degradazione entropica dell’ambiente e della vita.

Come in medicina si parte dal concetto “primum non nocere”, cioè per prima cosa non devi danneggiare chi hai davanti, così nell’ambiente si deve applicare questo concetto e quindi le azioni che vengono intraprese devono minimizzare l’impatto ambientale dell’uomo. La gestione ed il mantenimento delle strutture ambientali deve essere finalizzato a garantire il massimo livello di salute possibile.

Questi provvedimenti in medicina riducono i costi e migliorano la salute della popolazione, lo stesso possono determinare a livello ambientale.

È ormai dimostrato da tutti gli studi scientifici, che investire nella prevenzione richiede alcuni sforzi, tra cui un grosso impegno iniziale, un drastico cambio dei propri comportamenti e dell’educazione (dieta, attività fisica, igiene, ecc…), un investimento piccolo ma costante nel tempo da parte del singolo che determina una grossa riduzione delle patologie cronico-degenerative (la vera piaga sociale dei nostri tempi), una grossa riduzione delle spese del Sistema Sanitario e un miglioramento della salute e della qualità della vita delle persone.

Il disastro ambientale delle Alpi Apuane. Foto: Paolo Bursi

Lo sviluppo della prevenzione ambientale richiederebbe un grande sforzo iniziale, un drastico cambiamento delle proprie abitudini (riduzione delle emissioni, trasporti, cibo, ecc…), con la conseguente riduzione dell’azione antropica sui danneggiamenti ambientali, la ristrutturazione ed il mantenimento di una nuova Salute Ambientale ed annessi miglioramenti della qualità della vita dei suoi residenti, l’uomo prima di tutti.

Così come attraverso il progredire della medicina (preventiva e non) si è riusciti a rallentare il corso entropico dell’uomo, così con il progredire della scienza ambientale si può rallentare il danno ecologico che l’uomo sta creando.

Solo inserendo l’espressione “Salute Ambientale” nel nostro vocabolario, saremo in grado di bloccare la progressiva degenerazione entropica che si riversa sull’ambiente, sulla natura e sull’uomo.

 

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